Se la mia generazione non conosce l’inglese

conoscenza della lingua inglese

Intro: Uno studio eseguito ogni anno dalla nota società EF Education First ha evidenziato l’importanza della conoscenza di una lingua straniera per la crescita lavorativa di un professionista. 

Oggi mi è capitato di imbattermi in un interessante studio sulla diffusione mondiale della lingua inglese e sull’impatto che la stessa ha nei vari paesi e nei vari settori economico-sociali.

Una visione approfondita e globale che mi ha parecchio incuriosito e che ha confermato alcuni pensieri che io ho da sempre: in linea generica quanto la conoscenza delle lingue sia collegata allo sviluppo di un paese e alla crescita lavorativa del singolo individuo.

Qualche dato sulla diffusione dell’inglese nel mondo

Per chi volesse dargli un’occhiata, si tratta dell’EF EPI, il rapporto internazionale sulla padronanza della lingua.

Uno studio eseguito ogni anno dalla nota società EF Education First (organizza corsi di lingue all’estero, per cui piuttosto attendibile come fonte).

Il campione analizzato è piuttosto ampio, oltre 2.3 milioni di persone appartenenti a 100 Paesi. E anche questo fuga ogni dubbio sull’autorevolezza dei dati.

Insomma, lo studio descrive uno scenario motivante e ben definito.

Da punto di vista economico, evidenzia quanto la condivisione di un veicolo linguistico possa incrementare gli scambi commerciali del +40% e di quanto il multilinguismo sia ad oggi necessario per affrontare le sfide globali.

A riguardo mi sento ovviamente tirato in causa, in quanto professionista del digital marketing da ormai 7 anni.

E sappiamo bene quanto lavorare in rete e con la rete presupponga per lo meno una conoscenza base dell’inglese, anche solo per avere la possibilità di leggere articoli specializzati o i manuali più diffusi.

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L’importanza è ancor più evidente nel settore dei servizi: esiste una correlazione inevitabile – ed ovvia, aggiungerei – tra il livello di conoscenza dell’inglese e la possibilità di vendere la propria consulenza oltre confine.

Un altro aspetto della ricerca che mi ha colpito particolarmente riguarda il legame tra il livello di conoscenza dell’inglese e il livello di emancipazione raggiunto dalla società di riferimento: gli adulti che mostrano una padronanza dell’inglese sono quelli che affrontano meglio le sfide.

Perché sono disposti alla mobilità, a trasferirsi all’estero, sono più aperti ai cambiamenti ed alle evoluzioni, mostrano un maggiore impegno politico e contribuiscono ad una visione maggiormente progressista della società.

Tutto molto bello, se non fosse per il quadro – ahimè desolante – che emerge sull’Italia.

Se la diffusione delle lingue è indice di un paese in crescita, i numeri che riguardano nostro Paese sono piuttosto rivelatori.

Al momento occupiamo il trentaseiesimo posto della classifica europea e siamo appena stati superati dalla Francia. E prima di noi troviamo Estonia, Spagna, Lettonia, Slovacchia, Bulgaria, Repubblica Ceca.

La mia generazione ha perso?

Ad alzare la media del nostro paese ci pensano i giovani compresi tra i 26 ed i 30 anni che, a quanto pare, possono vantare un livello di conoscenza dell’inglese superiore alla media mondiale.

Nota dolente, la mia generazione.

I figli degli anni ’80, primi a poter godere dell’Erasmus, testimoni della nascita dell’Unione Europea per come la conosciamo oggi.

Insomma, noi under 40.

Bene, noi siamo il fanalino di coda, gli ultimi in classifica. Ma se ci può consolare, si tratta di un trend condiviso da tutto il vecchio continente.

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Come si traduce tutto questo, a livello di competitività paese e di crescita professionale?

La possibilità che nel futuro più prossimo i giovani lavoratori potranno rappresentare un’inversione di rotta per il nostro Paese ed essere protagonisti di nuove “aperture” economiche e sociali.

Per quanto riguarda invece la nostra generazione, non posso giudicare.

Però posso dire qualcosa sulla mia (nostra) categoria, quella che opera nel digitale.

È importante studiare, studiare e studiare

Sai bene quanto io sia fautore del merito e della preparazione e di quanto sia convinto che – soprattutto per quanto concerne la mia professione – non si smetta mai di studiare.

Ecco perché penso che la conoscenza di una o più lingue sia fondamentale nel nostro mestiere e – anche – per tenere la mente allenata e sempre in movimento.

Per cui se possiedi una conoscenza base dell’inglese, suggerisco due o tre best practice per un ripasso quotidiano:

  1. Sforzarsi di leggere articoli del settore e manuali sempre in lingua originale
  2. Rilassarsi con la visione di un bel film o serie tv, in lingua originale e con i sottotitoli rigorosamente in lingua originale
  3. Optare per un buon corso settimanale o fissare qualche ora mensile per la conversazione con un madrelingua.

Conclusioni

Studiare e importante, ma non fermarti al tuo settore. Conoscere una nuova lingua ti permetterà di allenare la mente, assumere nuovi punti di vista, offrirti nuovi spunti anche in ambito lavorativo.

Diventare un professionista migliore!

Francesco Ambrosino
Classe 1984, Digital Marketer specializzato in Gestione Blog Aziendali, Formazione Professionale, SEO Copywriting, Social Media Management e Web Writing. Membro di Open-Box e Comunicatica, co-creatore di Digitalklive

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