Perché usare il tuo branded hashtag su Instagram

perché usare il tuo branded hashtag su Instagram

Intro: Oltre ai profili, su Instagram è possibile seguire anche gli hashtag. Ecco come utilizzo questo strumento per un mio cliente, e perché dovresti farlo anche tu. 

Nel dicembre del 2017 Instagram ha rilasciato una nuova funzionalità, consentendo agli utenti di seguire gli hashtag come fossero dei profili, sottolineando l’importanza di questo elemento sulla piattaforma.

Sì, perché oltre a ricevere interazioni dai bot – “hi, awesome shot” ti dice niente? – gli hashtag rappresentano, di fatto, un elenco curato di contenuti tematici, soprattutto quando l’etichetta in oggetto ha un suo senso compiuto.

Si tratta di una funzione molto utile, lo ammetto, e nonostante non sia un grandissimo fan di Instagram, ne riconosco le qualità e l’utilità lato business.

Non a caso, ho deciso di utilizzare gli hashtag di Instagram per rafforzare il brand di un mio cliente e intercettare quello che io considero l’oro nero del social media marketing: gli user generated content, argomento al quale dedicherò un articolo prima o poi.

Cosa ho fatto? Te lo spiego subito. Continua a leggere!

1. Ho creato un Branded Hashtag 

La prima cosa che ho fatto è stata creare un hashtag da associare al brand, corrispondente al nome dell’azienda, nel caso specifico #Ragazzon, con l’obiettivo di migliorare un un lavoro che sto svolgendo da un paio di anni per la raccolta di UGA, chiamato #YouAndRagazzon.

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Dopo aver puntato per due anni su un gruppo Facebook, negli ultimi mesi ho integrato nella strategia di social media marketing anche Instagram, sul quale stiamo investendo di più, spostando l’attività di scouting di contenuti qui.

Dopo aver creato questo hashtag, ho compiuto un gesto tanto banale quanto efficace: l’ho inserito nella bio del profilo Instagram, insieme a #YouAndRagazzon, che però è di secondaria importanza.

profilo instagram ragazzon hashtag

2. Ho spinto gli utenti ad utilizzare questi hashtag

Da solo l’hashtag non avrebbe preso il volo, anche se molti utenti utilizzano #Ragazzon in modo automatico quando postano foto delle loro auto modificate con uno scarico del brand, era necessaria una spinta.

Il mio obiettivo era quello di creare una rubrica fissa, solitamente il mercoledì, con la pubblicazione su Facebook e Instagram di una foto postata da un utente, menzionandolo e taggandolo.

Questo per due ragioni:

  1. Non si campa di soli contenuti proprietari;
  2. gli UGA risultano più veri ed autentici, spingendo gli utenti a interagire.

Così, ho aumentato la condivisione di foto generate dagli utenti sul profilo Instagram del brand, creando però un post nuovo, evitando il semplice Repost.

In questo modo, avevo la possibilità di aggiungere il logo dell’azienda e l’etichetta #YouAndRagazzon, che mi serve appunto per identificare questa rubrica e richiamare il gruppo Facebook omonimo.

 

3. Cosa ho ottenuto lavorando in questo modo

Puntando sul branded hashtag sono riuscito a ottenere quei risultati che il gruppo Facebook ormai non mi garantiva più:

  1. Ricevere molti più tag nei post degli utenti;
  2. Raccogliere molto più materiale per i miei contenuti;
  3. Fidelizzare maggiormente gli utenti.
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In che modo è avvenuto tutto questo?

Vedendo ogni settimana un contenuto generato dagli utenti nella gallery del profilo aziendale, gli utenti si sono sentiti molto più stimolati a condividere foto e video delle loro auto modificate, taggando l’azienda.

Ma tutto questo non bastava, e ti spiego perché.

4. Non tutti taggano l’azienda, ma tutti usano l’hashtag

Non chiedermi perché, ma dopo diverse settimane di lavoro e di analisi mi sono accorto che c’erano molti più post contenenti l’hashtag #Ragazzon di quanti fossero i tag ricevuti.

Questo vuol dire che gli utenti preferiscono menzionare il brand attraverso un hashtag piuttosto che taggandolo direttamente, e questo per me significava perdere centinaia di contenuti.

Ora la mia attività di scouting avviene in 4 modi:

  1. Gli utenti taggano il brand, quindi ricevo una notifica e verifico il contenuto. Solitamente, favorisco quelle foto o video nelle quali il prodotto (la marmitta) è visibile;
  2. Gli utenti ci inviano foto e video tramite direct. Da lì, però, non posso scaricarli, così chiedo loro di condividerle taggando l’azienda o usando l’hashtag #Ragazzon;
  3. Gli utenti ci menzionano nelle stories, consentendo di interagire con loro tramite i messaggi. In questo caso, però, dobbiamo essere ricettivi e rispondere subito, altrimenti dopo 24h il contenuto non sarà più visibile;
  4. Pesco i contenuti dal “profilo” dell’hashtag #Ragazzon, dove al momento ci sono quasi 6k contenuti, alcuni pubblicati da noi, ovviamente, ma la stragrande maggioranza sono UGA. Manna dal cielo!

#ragazzon instagram

La divisione in Popolari e Recenti è molto comoda, così come la lista di hashtag correlati, che mi fornisce due indicazioni:

  • Quali hashtag seguire;
  • Quali hashtag inserire nei post per ricevere più interazioni.
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Conclusioni

Gli hashtag su Instagram, così come su Twitter, hanno davvero una funzione utile e pratica, se si evita di fare trenini inutili con etichette messe #acazzodicane.

Sfruttarli per fare business, per ascoltare quello che gli utenti dicono del tuo brand, per inserire gli UGA nella tua strategia di social media marketing, per interagire con i clienti, è un ottimo modo di investire sulla gestione professionale di una piattaforma che, ormai, offre sempre più spunti.

E tu, utilizzi i branded hashtag su Instagram, e se si, in che modo? Scrivilo nei commenti.

Francesco Ambrosino
33 anni, Digital Marketer specializzato in Gestione Blog Aziendali, Formazione Professionale, SEO Copywriting, Social Media Management e Web Writing.Membro di Open-Box e Comunicatica, co-creatore di Digitalklive

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