Il digital detox è una cagata pazzesca

digital detox

Tutti parlano di digital detox, come se la vita digitale fosse una dipendenza nociva della quale liberarsi. Io non la penso così. 

Essendo di base un misantropo e un sociopatico, ci sono tantissime cose che mi stanno amabilmente sul cazzo, che non sopporto o che, in alcuni casi, mi fanno proprio imbestialire.

Restringendo il campo al mio settore, quindi il web marketing, posso dire con ragionevole certezza che le due più grandi cazzate che sento ripetere costantemente sono:

  1. Pubblica contenuti di valore;
  2. Quant’è bello il digital detox.

Ora, alla prima rispondo con un barbarico VAFANCUL (Yawp non ci stava bene), e non è un caso che insieme a Federico abbia creato un progetto che si chiama Contenuti Utili.

Per quanto riguarda il digital detox, invece, vorrei dire qualcosa in più, anche se l’espressione precedente potrebbe bastare.

Il digital detox ha rotto il cazzo

Ti chiedo scusa se ho usato questa parola, ma ogni tanto bisogna dire “rotto” senza sé e senza ma.

All’inizio di giugno, puntuale come i mandarini a Natale, iniziano ad apparire sui social i primi post di professionisti o sedicenti tali del web marketing che invocano il digital detox, questo periodo compreso tra il buongiorno e il #kitemmuort che pare faccia tanto bene allo spirito e alla mente.

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Ora, io posso capire senza nessuna difficoltà che con l’arrivo dell’estate l’anno di lavoro alle spalle possa iniziare a pesare, e che ci si senta come un moderno Sisifo, quello del mito greco. Hai presente, vero? Giusto per rinfrescarti la memoria, mi faccio aiutare da Wikipedia:

Sisifo avrebbe dovuto spingere un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia ogni volta che Sisifo raggiungeva la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte. Ogni volta e per l’eternità, Sisifo avrebbe dovuto ricominciare da capo la sua scalata senza mai riuscirci.

Ecco, dopo un anno di lavoro matto e disperatissimo, abbiamo bisogno di prenderci una pausa, che fino a qualche tempo fa chiamavamo, stranamente, ferie. Oggi, invece, che siamo tutti più cool, la chiamiamo digital detox.

Si, perché se queste persone parlassero di digital detox tutto l’anno, allora potrei anche pensare che il discorso sia più ampio, ma visto che lo tirano fuori solo quando si è finalmente compiuto il solstizio d’estate, allora mi fanno venire in mente quando andavo al liceo e a fine ottobre inizio novembre ci inventavamo qualche motivo per scioperare e occupare scuola.

Se ti devi disintossicare, vai fuori dalle palle

Cerchiamo di chiarire una cosa, molto semplice e banale: se una cosa ti fa stare male e devi liberartene per poter iniziare un processo di disintossicazione, devi smetterla di fare quella cosa.

Cosa voglio dire con questo? Se vuoi smettere di fumare, l’unico modo efficace non è ridurre il numero di sigarette, oppure fumarne metà e buttarla via, né tanto meno i cerotti e tutte quelle cagate che ti creano solo un’altra dipendenza. Devi semplicemente smettere di fumare. Prendi il pacchetto, anche se pieno, lo butti e dici basta.

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Hai presente le star di Hollywood, quelle che si pippano anche il granito, assumono alcool come se fosse soluzione salina e, fatti come un coguaro, s’impastano su un albero (come direbbe Frank HI-NRG)? Ecco, quelli lì, il giorno dopo essere stati dimessi dall’ospedale, vanno in clinica per disintossicarsi, mica riducono i consumi.

Quindi, se questo mondo digitale ti fa stare così male, perché cazzo devi riempire la bacheca di Facebook con le foto di te al mare, in spiaggia, mentre prendi il mojito e abbronzi i würstel?

Spegni quel fottutissimo smartphone e, come direbbe Troisi al povero Robertino“và mmiezo ‘a strada, tocca ‘e femmene, va a arrubbà, fa chello che vuo’ tu”.

Io non mi devo disintossicare dal digitale, ma dai pensieri

L’altro giorno il caro Salvatore Russo, nel suo Facebook Live Definitivo, ha detto stranamente una cosa intelligente. Se senti il bisogno di disintossicarti da qualcosa vuol dire che quel qualcosa ti fa stare male, e non dobbiamo far passare il messaggio che il digitale sia dannoso, perché non è così.

Per molti – me compreso – il digitale è vita, lavoro e passione, e non è giusto trattarlo come qualcosa di tossico, di cui liberarsi per stare bene.

Io non ho bisogno di liberarmi del digitale, ma delle preoccupazioni che ogni giorno devo vivere ed affrontare. E non sarà certo smettere di usare i social per qualche giorno che mi aiuterà a risolverli.

D’altronde, nessuno usa i social e il digitale solo per lavoro, lo facciamo anche per svago, per informarci, per cultura, per cercare informazioni, per interagire con altre persone.

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Niente di diverso da quello che facciamo off line, ma non ho mai sentito nessuno dire che deve disintossicarsi dal bar in piazza. 

La mia conclusione? Eccola:


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Francesco Ambrosino
33 anni, Digital Marketer specializzato in Gestione Blog Aziendali, Formazione Professionale, SEO Copywriting, Social Media Management e Web Writing.Membro di Open-Box e Comunicatica, co-creatore di Digitalklive

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