Attenzione: questo post contiene polemiche

post polemico

Un piccolo sfogo personale per esprimere il mio disappunto nei confronti di un certo modo di utilizzare e intendere il web e i social media.

Vi chiedo scusa per quanto sto per scrivere, e se non siete amanti delle polemiche vi invito a chiudere la scheda del browser e continuare a fare altro. È da un po’ che questo post mi frulla nella mente, ma ne ho sempre rimandato la stesura e la pubblicazione perché non sono un tipo avvezzo al chiacchiericcio e alle polemiche sterili, e chi mi conosce nella vita reale sa che non sto mentendo.

Prima di essere un operatore del settore, sono un fruitore del web e dei social media, e certi atteggiamenti non li tollero.

Innanzitutto, non sopporto quelli che parlano male dei social network sui social network, è come il cliente di un ristorante che dopo aver mangiato anche le posate e i bicchieri, per non pagare il conto, dice che il cibo non era di suo gradimento. Schizofrenia pura.

Qualche mese fa ha fatto la sua comparsa su milioni di bacheche Facebook un video realizzato da un videomaker di nome Gary Turk.

Il video si chiama “Look up”, ed è un elenco, in versi e con rima baciata, di tutto quello che ci perdiamo a causa della nostra dipendenza dai social network.

Ecco, questo è un esempio di paraculaggine che non sopporto, perché, nonostante l’indubbio talento dell’autore e la bellezza del video, il fatto di sfruttare la diffusione virale che solo i social network possono consentire per dirci di non usare i social network è veramente fastidioso.

  1. Il video è stato caricato su YouTube che è (UDITE UDITE!) un social network;
  2. Ha raggiunto quasi 50 milioni di visualizzazioni grazie a (UDITE UDITE!) le condivisioni da parte degli utenti sui social network;
  3. Tutte queste views si sono trasformate in qualche spicciolino grazie alle pubblicità di YouTube.
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Insomma, caro Gary, se hai avuto successo è grazie ai social, quindi potresti anche evitare di farci il pippone, anche se in rima.

L’altra categoria che non sopporto è rappresentata da quelli che combattono in difesa della libertà e della privacy a suon di like e condivisioni, contro il Zuckerberg barbaro invasore che si permette di usare i nostri dati personali per guadagnare.

  1. Non ve l’ha ordinato il medico di essere iscritti a Facebook & Co.;
  2. Lo sapevate che anche le banche dove avete aperto il conto corrente utilizzano i vostri dati a scopi commerciali? Che fate, tornate al vecchio metodo della mattonella?;
  3. Lo sapevate che attivando i cookie quando visitate un sito web consentite a Google di sfruttare le vostre preferenze per proporvi gli Ads più adatti a voi? Che fate, smettete di navigare?
  4. Avete mai effettuato un acquisto su un sito di e-commerce? Beh…devo continuare?;
  5. Avete mai inviato un Cv attraverso un portale come InfoJobs o Monster? Esatto, usano i vostri dati.

Potrei continuare così a lungo, ma credo che il senso delle mie parole sia abbastanza eloquente. Se volete vivere nel Medioevo in difesa della vostra santissima privacy, liberissimi di farlo. Poi, però, non vi lamentate se vi sentite degli esclusi sociali.

I social network non ci rendono asociali, ci avvicinano alle persone e ai nostri interessi, e se non lo capite vuol dire che c’è un problema di fondo.

Voglio chiudere questo post con una provocazione, che spero venga recepita e intesa come tale.

Se un uomo ammazzasse sua moglie con un coltello da cucina, voi chi processereste? Il marito, che ha compiuto il gesto, o l’azienda, che ha prodotto il coltello?

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Se c’è qualcuno che utilizza male uno strumento, la colpa è dello strumento o della persona?

Fatemi sapere, sono molto interessato a interagire con voi su questo tema.

E scusatemi ancora per lo sfogo del lunedì sera!

Francesco Ambrosino
33 anni, Digital Marketer specializzato in Gestione Blog Aziendali, Formazione Professionale, SEO Copywriting, Social Media Management e Web Writing.Membro di Open-Box e Comunicatica, co-creatore di Digitalklive

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