Content Marketing e Storytelling: la lezione di Kevin Spacey

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Il due volte premio Oscar ha partecipato al Content Marketing World 2014 per raccontarci l’importanza delle storie. Un intervento da non perdere.

La domanda se l’è posta da solo, consapevole dello stupore del pubblico nel vedere un attore di Hollywood parlare a un evento dedicato al Content Marketing.

What the hell am I doing here today?

In effetti è la stessa cosa che mi sono chiesto anche io quando ho visto il video del suo intervento, ma essendo innamorato pazzo di questo attore non ho potuto fare a meno di guardarlo e ascoltarlo con grande entusiasmo e interesse.

Dopo trenta secondi ero incuriosito, dopo cinque minuti ero divertito, dopo sette ero rapito. Al termine del Keynote, ero ispirato.

Con un’introduzione che solo un grande showmane da “one man show” può sostenere senza battere ciglio, divertendo il pubblico con imitazioni, battute e auto-ironia – mi è venuta voglia di vedere “Seven – The Musical” e cantare «what’s in the box? what’s in the fucking box?»Kevin Spacey ha scaldato il pubblico, prima di entrare nel merito della questione e parlare del motivo per il quale è stato invitato dall’organizzatore dell’evento.

Gli attori e gli storyteller, essenzialmente, hanno lo stesso obiettivo: raccontare una storia.

The story is everything.

Il nostro lavoro, dichiara l’attore, è quello di raccontare storie migliori, e per farlo è necessario avere bene in mente tre elementi: conflitto, autenticità, audience.

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Content Marketing e Storytelling: l’importanza del conflitto

Conflict creates tension, and tension keeps people engage with your story.

Il conflitto genera tensione, e la tensione mantiene le persone connesse con la storia che stiamo raccontando.

Nel cinema e nelle serie tv, la tensione viene espressa attraverso il racconto delle motivazioni che spingono un personaggio a compiere determinate azioni.

Nella pubblicità, invece, il brand, in particolare in alcuni settori, sfrutta il nostro desiderio di essere diversi, più belli, più forti, più giovani, e ci invita a reagire e diventare una versione migliore di noi stessi.

Il conflitto tra chi siamo veramente e chi vorremmo essere genera quella tensione onnipresente nelle nostre vite, e gli storyteller devono sfruttarla per veicolare un messaggio.

Dopo aver raccontato della sua esperienza nella direzione artistica di un teatro londinese, l’attore americano ha pronunciato una frase che dovrebbe essere stampata sulle pareti di ogni agenzia di marketing del mondo.

Our stories became richer, and became far more interesting, when they go against the settled order of things, to really achieve something different and unexpected.

Ve la traduco: le nostre storie diventano più ricche, e molto più interessanti, quando vanno contro l’ordine stabilito delle cose, per raggiungere davvero qualcosa di diverso e inaspettato.

Content Marketing e Storytelling: autenticità

Il secondo elemento importante nell’economia di una storia è l’autenticità, che non deve essere confusa con il realismo.

Un film come ET non è realistico, ma le emozioni veicolate sono vere, autentiche, capaci di mettere in secondo piano il fatto che si tratta di una storia di fantascienza.

La storia raccontata deve dare al pubblico una sensazione di genuinità, di onestà, e gli esperti di marketing dovrebbero evitare di correre dietro alle parole chiave, al ranking di Google, al concetto di “appropriato”, di “efficace”, perché quello che realmente conta è essere sinceri e onesti nei confronti dell’audience e del brand.

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Content Marketing e Storytelling: audience

Il terzo elemento, e molto probabilmente il più importante, di una storia è il pubblico alla quale si vuole raccontarla.

Come ci ricorda Kevin “Keyser Söze” Spacey – a proposito, ma l’hai letto il mio articolo sulla tecnica Keyser Söze? –  un albero che cade lì dove nessuno può sentirlo, un film proiettato in una sala vuota,  un link su cui nessuno clicca, sono esattamente la stessa cosa: ogni contenuto è inutile se non c’è la giusta audience.

Le possibilità di raccontare una storia, oggi, sono infinite, così come le piattaforme attraverso le quali diffonderle, dallo smartphone fino ai Google Glass, e non è un caso che l’attore sia diventato un personaggio nel videogame Call of Duty.

Ci sono nuove frontiere da esplorare, l’importante è costruire una storia che sia adatta a quel pubblico.

The audience doesn’t care about the platform, they care about the content

Ecco un’altra frase da incorniciare, perché è così.

Se la fruizione avviene attraverso un pc, uno smartphone, una tv, un tablet, non fa nessuna differenza.

Il pubblico vuole il controllo, vuole sentirsi libero di scegliere quando e come vedere un video, leggere un articolo, godersi un film o una serie tv, ascoltare musica, e così via.

Conclusioni

Ho visto il video del Keynote due volte, la prima semplicemente per sentire cosa aveva da dire Kevin Spacey, la seconda quando ho deciso di scrivere un post sull’argomento, e quello che ho notato è che l’intervento stesso è un grande esempio di content marketing e storytelling.

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Un’introduzione leggera e divertente, per “ingaggiare” il pubblico.

Il racconto, emozionale, di un momento della sua vita privata e professionale, capace di creare un’atmosfera intima, vera, autentica.

La conclusione motivazionale, con l’invito a “get a fuckin’ move on”, a darsi da fare, perché i creativi non hanno più scuse.

Come direbbe Frank Underwood.

There is but one rule: hunt or be hunted

Perfetto, non c’è altro da dire. Se vuoi, ecco il video integrale dell’intervento.


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Francesco Ambrosino
33 anni, Digital Marketer specializzato in Gestione Blog Aziendali, Formazione Professionale, SEO Copywriting, Social Media Management e Web Writing.Membro di Open-Box e Comunicatica, co-creatore di Digitalklive

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