Il ROI sui social media non è solo economico

ROI sui social media

Come si misura il ritorno sull’investimento di una Pagina Facebook, di un profilo Twitter o Google Plus?

L’Italia non è un Paese per giovani, figuriamoci se lo è per i socialmediacosi. Chiedete a qualunque povero cristo che per lavoro fa il Social Media Manager qual è la prima cosa che gli viene chiesta dai clienti prima di ottenere il lavoro, e tutti vi risponderanno più o meno così:

Si, è tutto molto interessante. Ma se io spendo Tot per fare ‘sta cosa, poi quanto ci guadagno?

Ecco, questa è la versione social de “il problema è che non ho tempo, altrimenti me lo facevo io il sito, tanto che ci vuole!”, frase che ha spinto migliaia di sviluppatori web ad entrare in analisi.

Mettendo un attimo da parte le frasi che ci fanno odiare il nostro lavoro, l’argomento in realtà è molto serio e importante, e merita qualche riflessione.

Quello che il cliente intende dire con il “poi quanto ci guadagno”, in economia si chiama ROI, acronimo del termine inglese Return On Investment, in italiano Ritorno sull’investimento; non voglio entrare in tecnicismi, anche perché non è la mia materia, ma in poche parole il ROI rappresenta l’utile prodotto da un investimento di capitale, ovvero quanto ho guadagnato spendendo dei soldi per fare una determinata cosa.

Questo concetto si applica a ogni attività economica, dall’industria fino alla bottega di paese, ed è un parametro da tenere costantemente sotto osservazione per capire in che modo investire capitali per far crescere la propria azienda.

Un ruolo fondamentale lo ricopre, ad esempio, nel settore dell’advertising, dove l’azienda spende dei soldi per pubblicizzare i propri prodotti e servizi con l’obiettivo di aumentare il giro d’affari e le vendite.

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Con la sempre crescente diffusione dei social media, e in particolare dei social network, sempre più aziende hanno giustamente valutato la possibilità di investire anche su piattaforme come Facebook, Twitter, ecc., pensando, però, di poter applicare il concetto di ROI tout court, senza fare un’analisi sulla reale utilità della presenza di un brand sui social.

Pensare di applicare strategie di marketing tradizionale ai social media è un errore enorme, perché la Tv e Facebook non rispondono alle stesse logiche, ed è inutile trattarli allo stesso modo.

Ha senso, quindi, considerare il ROI anche sui social network?

La risposta è si, ma non può essere valutato il solo aspetto economico.

Un’accurata attività di social media management da parte di un azienda non necessariamente si traduce in un aumento delle vendite, o per lo meno non immediatamente, ma senza dubbio contribuisce ad accrescere la presenza web del marchio e a creare una reputazione online. Non ci vuole un guru del web marketing per capire che oggi prima di fare un acquisto effettuiamo prima una ricerca su Google e, in un secondo momento, sui social network.

Per spiegare meglio cos’è il ROI sui social media farò un esempio concreto:

Siamo in vacanza in una città che non avevamo mai visitato prima. È ora di cena ed abbiamo voglia di una bella pizza. Cosa facciamo?

Abbiamo due opzioni:

  1. andiamo alla reception del nostro albergo e ci facciamo consigliare una buona pizzeria;
  2. effettuiamo una ricerca online, magari su Google Plus, Tripadvisor o Foursquare.

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Nel primo caso, ci troviamo di fronte a una strategia di marketing tradizionale, perché molto probabilmente il titolare della pizzeria avrà siglato una convenzione con l’albergo, oppure avrà un accordo sottobanco con il portiere.

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Nel secondo caso, invece, entra in gioco la presenza sui social media. Se durante la nostra ricerca troviamo una pizzeria con buone recensioni su Tripadvisor o sulla pagina local di Google +, una pagina Facebook ben curata e aggiornata, oppure diversi consigli da parte di clienti su Foursquare, è molto probabile che la nostra scelta ricada su di essa.

Ne consegue, quindi, che i costi sostenuti dal proprietario della pizzeria per il pagamento delle competenze di un Social Media Manager e per la sponsorizzazione della Pagina o dei post su Facebook & Co. avrà un ROI quantificabile in due modi: la quantità di clienti raggiunti e acquisiti, e la reputazione costruita in rete, attraverso le recensioni e i commenti degli utenti.

Se il titolare della pizzeria fosse stato uno di quegli imprenditori che utilizza le frasi riportate all’inizio di questo post, difficilmente avrebbe potuto ottenere risultati simili.

Non bisogna mai dimenticare che sui social i possibili clienti vanno sempre trattati come utenti, e prima di provare a vendergli qualsiasi cosa noi produciamo, è essenziale ascoltarli e cercare di capire per quale motivo ci seguono. Il monitoraggio e l’ascolto sono fondamentali nella gestione della presenza online di un’azienda o di un professionista.

Se spendi migliaia di euro per pubblicizzare la tua pagina Facebook ma i feedback da parte degli utenti sono tutti negativi, non ti puoi stupire se il ritorno non c’è.

Ed è inutile andare dal Jerry Maguire di turno e chiedergli: «Coprimi di soldi».

Francesco Ambrosino
33 anni, Digital Marketer specializzato in Gestione Blog Aziendali, Formazione Professionale, SEO Copywriting, Social Media Management e Web Writing.Membro di Open-Box e Comunicatica, co-creatore di Digitalklive

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