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Ecco perché Facebook non è più un social network

Intro: Dalla sua nascita e successiva diffusione Facebook ha mutato pelle, fino a diventare qualcosa di molto distante dal concetto di social network.

Quando lo studente sbarbatello Mark Zukerberg ebbe l’illuminazione che lo condusse a costruire la prima versione di Facebook – che all’epoca si chiamava The Facebook – l’obiettivo dichiarato (guardate il film The Social network) era quello di replicare digitalmente l’esperienza sociale del College americano, fare amicizia e, possibilmente, rimorchiare le ragazze ( o i ragazzi).

In effetti, guardando l’evoluzione di Facebook possiamo dire, senza remora di essere smentiti, che ci è riuscito, generando un sistema in grado di connettere le persone senza limiti geografici e fisici, abbattendo il concetto dei “Sei gradi di separazione”.

Negli anni, però, il giocattolino è diventato un’azienda quotata in borsa, anche perché nell’epoca nella quale viviamo esistono solo due beni veramente preziosi: i dati personali e gli inserzionisti pubblicitari.

Facebook, con la sua piattaforma da un miliardo di utenti, è riuscito a cogliere due piccioni con una fava, diventando potentissimo.

Cos’è cambiato?

Chi utilizza frequentemente Facebook si sarà sicuramente accorto, però, di come siano cambiati i risultati visualizzati nel proprio News Feed, ovvero nella bacheca.

Mentre all’inizio era possibile visualizzare i post degli amici, e solo degli amici, in ordine cronologico, con il tempo si è passato a un livello di interazione maggiore, aggiungendo anche contenuti pubblicati da estranei a noi collegati da amici in comune, semplicemente attraverso un like, un commento o una condivisione da parte di uno di essi.

Con la diffusione del mezzo, il News Feed si è riempito sempre più di post di Pagine Fan, che si alternavano a quelli degli amici.

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Con l’introduzione dell’algoritmo Edgerank, poi, i programmatori di Facebook hanno deciso che non potevano visualizzare troppi post, e hanno generato una sorta di filtro che separa i contenuti “utili” da quelli “superflui”, in nome del tanto sbandierato slogan

dare il messaggio giusto alla persona giusta nel momento giusto,

buttando nel cestino lo storico

Facebook is a social utility that connects you with the people around you.

In parole povere, gli sviluppatori di Facebook si sono fatti due conti e hanno deciso, in maniera completamente unilaterale, cosa dovevamo visualizzare nel nostro News Feed, tenendo conto degli amici con i quali intratteniamo rapporti più frequenti, le Pagine che apprezziamo maggiormente e i post ritenuti più interessanti, magari perché hanno ottenuto un livello di engagement (like, commenti e condivisioni) elevato.

È per questo che a qualsiasi ora ti connetti trovi sempre gli stessi post, magari pubblicati il giorno prima, e finisci con l’interagire sempre con le stesse persone e pagine.

I capoccia di Facebook sostengono di averlo fatto per noi, per evitare un’inondazione di contenuti indesiderati, ma a crederci ci vuole molta buona fede.

Sarebbe più corretto dire che per consentire a noi giovani e meno giovani di continuare a spiare la vita degli altri è necessario guadagnare dei soldini, perché i server costano parecchio.

Quindi, visto che non si può monetizzare attraverso i profili personali, se non vendendo i nostri dati al miglior offerente, la piattaforma deve diventare più Fanpage friendly, ovvero ospitare più contenuti provenienti dalle Pagine, che hanno la possibilità di usufruire degli Ads a pagamento.

Va bene tutto, ma…

Tutto lecito, sia chiaro, ma ci sono una serie di difetti in questo modo di approcciare il problema:

  • Le pagine che non sfruttano gli ads vengono penalizzare (qui qualche consiglio su come contenere il problema), e poco importa se tutti i like che ha ottenuto sono reali, frutto del lavoro svolto per anni. Con questo sistema, se hai messo il like a una pagina che non sponsorizza i propri post, potresti non vedere quasi mai i contenuti da essa pubblicati, a meno che tu non vada direttamente alla pagina, cosa che quasi nessuno fa;
  • I contenuti visualizzati spesso sono spesso gli stessi, ripubblicati da più amici. In questo modo, lo scroll del News Feed rischia di diventare molto noioso, a differenza di quello che accade su altri Social Network dove i contenuti si susseguono in ordine cronologico inverso, consentendoti di essere sempre aggiornato e di non leggere o visualizzare elementi vecchi;
  • Andresti mai in un ristorante nel quale sei costretto a mangiare e bere quello che decide lo chef? Probabilmente no! Allora perché dovremmo far scegliere a Facebook cosa ci interessa realmente?
  • Se Facebook nasce per fare amicizia, per quale motivo dovrei ritrovarmi a interagire sempre con le stesse persone?
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Provo a fare un esempio per chiarire il mio punto.

Mettiamo il caso che tu inizi l’università, che cosa accade nel giro di un paio di mesi?

Esatto, fai nuove amicizie, instaurai nuovi rapporti con persone che non conoscevi prima. Di conseguenza, interagirai sempre di più con i nuovi amici sui social network, creando una sorta di cerchia ristretta virtuale.

Questo, però, non significa che tutte le persone alle quali eri legato fino a quel momento smettono di esistere.

A causa dell’algoritmo di Facebook, potresti vedere ridotti drasticamente il numero di post dei tuoi vecchi amici, in favore dei nuovi. Che senso ha?

Cos’è diventato Facebook?

Ho elencato questi quattro punti per cercare di spiegare perché, a mio avviso:

Facebook non è più un social network, ma un aggregatore di contenuti.

Cosa voglio dire con questo?

Beh, che mentre agli inizi ci si connetteva a Facebook per socializzare e interagire con altre persone, oggi lo facciamo per accedere a contenuti di varia natura, dalle foto ai video, passando per i link e le notizie.

È diventato come un enorme portale web dinamico, un gigantesco Feed Rss dove confluiscono tutti quei contenuti che, per un motivo o per un altro, possono essere interessanti per noi.

Lo spirito iniziale, però, è parzialmente svanito, per fare posto a un tipo di interazione diversa: si è passati dai rapporti umani a una sorta di solitudine in versione 2.0.

Citando il grande Charles Bukowski

Passai accanto a 200 persone e non riuscii a vedere un solo essere umano.

Sia chiaro, resta uno strumento eccezionale sotto molti punti di vista e ha rivoluzionato la vita di tutti, ma l’idea iniziale pare oggi molto distante.

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