Lavoro, formazione e crescita personale: un legame indissolubile

Lavoro, formazione e crescita personale

Da una parte una tasso di disoccupazione da record, dall’altra migliaia di posti di lavoro non occupati per mancanza di candidati qualificati. Come si affronta uno scenario siffatto? 

Sarà che sono stato cresciuto in un certo modo, o che il mio percorso professionale sia iniziato e si sia sviluppato nel settore della formazione, ma ho grosse difficoltà a rispettare chi si lamenta dell’assenza di un lavoro quando, di fatto, non ha nulla da offrire al mercato del lavoro.

Ci tengo a sottolineare il “non ha nulla da offrire al mercato”, per far capire che non ce l’ho con chi ha delle competenze che non riesce a sfruttare a causa di un mercato del lavoro schizofrenico.

Per loro, nutro grosso rispetto.

Parlare di formazione e lavoro in Italia è difficile, perché il discorso viene spesso macchiato da posizioni politiche, lotte vetuste e considerazioni basate su luoghi comuni.

Nel mio piccolo, vorrei avviare una discussione produttiva, come ho fatto già in altri articoli dedicati al lavoro online.

Gap di offerta, Gap di Competenze, Impresentabili

La distanza tra ciò che impariamo a scuola e quello di cui hanno bisogno le aziende nel nostro Paese (o nel mondo) è abissale, e si fa sentire sempre di più.

In un’Italia con percentuali di disoccupazione pazzesche, leggere i rapporti Unioncamere nei quali si mostra come ogni anno centinaia di migliaia di posti di lavoro restano vacanti per mancanza di candidati skillati, fa rabbia.

Ma non la rabbia italiota, quella che si sfoga contro lo Stato o gli imprenditore brutti sporchi e cattivi, ma quella di chi non riesce a concepirlo.

Le ragioni alla base di questo distacco tra il mondo del lavoro e i giovani in cerca di occupazione sono essenzialmente tre:

  • Gap di offerta: ci sono più offerte di lavoro che domande, ovvero i giovani non si rispondono affatto agli annunci di lavoro pubblicati dalle imprese;
  • Gap di Competenze: il sistema dell’istruzione e della formazione italiana continua a insegnare cose che non servono al mercato del lavoro;
  • Impresentabili: candidati inadeguati, che non rispondono in nessun modo alle esigenze delle aziende.

La cosa che fa più incazzare è che non sempre alla base di questa situazione c’è l’innovazione tecnologica, anzi, basta guardare questi grafici per capirlo.

professioni introvabili diplomati

professioni introvabili laureati

L’importanza del confronto sul tema

Commentando un servizio realizzato dalla trasmissione Piazzapulita, che mostrava lo svolgimento di un colloquio di lavoro rivolto a giovani romani, ho espresso la mia opinione, dalla quale è scaturito un interessante confronto.

Ecco il post.

Ammetto di avere un punto di vista molto rigido, ma amo confrontarmi su questi temi, ragione per la quale ho realizzato una live su Facebook (direttamente da IKEA 😀 ) per parlare proprio di questi temi, ovvero lavoro, formazione, Stato, economia.

Se ti va, puoi guardare il video qui.

Ti sei diplomato. E ora?

Nei 10 anni di azienda mi sono occupato di selezione e formazione professionale, ed ho incontrato migliaia di giovani diplomati, senza arte né parte, completamente ignari di cosa li circonda.

Buona parte delle colpe è da addebitare alla scuola, che non li forma, ma li parcheggia per cinque anni, rimandando il problema occupazionale, e alle famiglie, che continuano ad inculcare nella mente di questi ragazzi l’illusione del posto fisso, del lavoro statale, dell’accumulo di titoli inutili.

Però, il fatto che ci sia un concorso di colpe esterne, non rende i giovani diplomati vittime inconsapevoli, perché qualunque sia il percorso che vuoi compiere, sai che dopo il diploma qualcosa dovrai pur fare.

Qual è la situazione attuale in Italia?

Nel dossier “Le entrate previste nelle imprese italiane nel 2017”, redatto da Unioncamere nell’ambito del programma Excelsior, sono presenti alcuni dati interessanti (e altri meno, ahimè), che ti consiglio di leggere con attenzione.

Il primo è il seguente:

“Sono ancora disponibili molti lavori per persone prive di qualificazioni elevate, ma la quota dei lavori off erti ai diplomati e ai laureati è in costante crescita. Il diploma che state per prendere […] è il titolo più richiesto, con il 35% delle domande, seguito dalla qualifica professionale (27%). I posti offerti ai laureati sono l’11%.”

Quindi, meglio non andare all’Università?

Solo una posizione lavorativa su 10, in Italia, è offera ai laureati, mentre più della metà a diplomati o giovani in possesso di qualifica professionale.

Questo dato potrebbe apparire come una bocciatura per l’istruzione universitaria, ma non è così.

In effetti, anche se le posizioni per laureati sono poche, sono quelle meglio regolamentate e retribuite, basate su competenze tecniche specialistiche e con più ampie possibilità di carriera.

formazione lavoro università

formazione lavoro università competenze

In realtà, sono poche perché il tessuto imprenditoriale italiano non si è ancora interamente sviluppato, e resta prevalentemente ancorato all’erogazione di servizi e al commercio.

L’industria, che potrebbe dare lavoro a manager, ingegneri, progettisti, figure professionali altamente specializzate, fondamentali in un processo di innovazione, tende ad offrire soprattutto lavori manuali e poco specializzati.

Se ti fermi al diploma, cosa ti offre il mercato?

Io sono dell’idea che l’Università non sia adatta a tutti, ma che soprattutto non è un obbligo.

Se non sei portato per lo studio, non sei tenuto per forza ad iscriverti all’Università più vicina a casa per intasare le aule e bighellonare a spese della tua famiglia e dello Stato.

Dopo il diploma, puoi provare a inserirti nel mercato del lavoro, che offre ancora molti sblocchi a chi non possiede titoli di studio post-diploma.

Nel settore turistico-ricettivo, nell’industria manifatturiera e nell’edilizia, ma anche nel commercio al dettaglio, le opportunità ci sono, parliamo di circa 1.5 milioni di posti di lavoro.

C’è da dire, però, che queste opportunità si rivolgono a giovani in possesso di diplomi tecnici-professionali, se hai fatto il liceo classico perché i tuoi te l’hanno imposto, non hai grandi alternative.

Altra precisazione da fare è che queste posizioni lavorative sono spesso poco o mal retribuite, e si tratta spesso di contratti di lavoro a tempo determinato, collaborazioni occasionali o a cottimo.

Però, se non ti sei specializzato in niente, non puoi nemmeno sperare di diventare manager di una grande azienda.

Quindi, va bene così?

No, non va affatto bene così. Il fatto che ci siano ancora molte opportunità di lavoro per chi possiede solo un diploma non vuol dire che non devi più formarti, o che non serva.

La formazione è fondamentale, a prescindere dalla occupazione ricoperta o desiderata, perché il mercato del lavoro si evolve costantemente, e non bisogna mai adagiarsi sugli allora.

Il posto fisso a vita è morto, non esiste più, nell’arco di una vita lavorativa si calcola di dover cambiare lavoro circa 3-4 volte, e non solo perché l’azienda fallisce o si viene licenziati, ma perché si presenteranno possibilità di carriera più interessanti.

Le competenze rendono più competitivi

Ho sempre odiato l’idea secondo la quale la formazione non sia altro che un mezzo per raggiungere un fine, ovvero trovare un posto di lavoro, dopodiché si può anche smettere, così come non sopporto la convinzione che per fare il carpentiere non ci sia bisogno di studiare.

Se lavori nel settore turistico grazie al tuo diploma alberghiero o professionale, ad esempio, imparare una lingua estera ti garantirà un vantaggio competitivo rispetto ad altri, così come se fai la commessa in un negozio in centro in una grande città.

Se lavori come addetta al back office, acquisire nuove competenze nel campo informatico ti permetterà di svolgere il tuo lavoro sempre meglio.

Se lavori in un’azienda che si occupa di logistica e trasporti, saper utilizzare un software gestionale ti potrebbe aprire delle porte interessanti.

Insomma, se acquisisci nuove competenze, puoi solo diventare più competitivo.

Quando si lavora non si ha il tempo per la formazione

Quante volte l’ho sentita questa stronzata, “lavoro tutto il giorno, chi ce l’ha il tempo per studiare!”, la solita frase che nasconde due gravi realtà:

  1. Pensiamo che la formazione professionale sia uno sforzo, non un arricchimento;
  2. Consideriamo la formazione come una cosa superflua, non necessaria, dopo aver trovato un lavoro.

Certo, se lavori 12 ore al giorno, fai il pendolare, e hai un minimo di vita sociale e privata, forse il tempo per frequentare un corso di formazione in aula non ce l’hai, ma questo non è l’unico modo per formarsi oggi.

Il tempo non può essere una scusa per non informarsi/formarsi per niente.

Se non puoi seguire un corso in aula per mancanza di tempo (o di soldi), puoi sempre reperire informazioni online, seguire webinar e corsi online quando e come vuoi.

Dove formarsi online: alla scoperta dei MOOC

Sai cosa sono i MOOC? Wikipedia li definisce così:

Massive Open Online Courses (in italiano, «Corsi online aperti su larga scala») sono dei corsi pensati per una formazione a distanza che coinvolga un numero elevato di utenti.

Le principali Università del Mondo, da qualche anno, rendono disponibili dei corsi online, che è possibile seguire grazie ad alcune piattaforme di e-learning.

Consultando la pagina in inglese di Wikipedia ho trovato questa interessante timeline, che illustra il percorso svolto dai MOOC negli ultimi 17 anni.

Timeline of MOOC and open education development with organisational efforts in the areas.png

I corsi sono disponibili, dietro registrazione, in modalità on demand, spesso divisi in video di circa 10 minuti, proprio per renderli fruibili in qualsiasi momento, anche durante una pausa caffè o mentre sei seduto sulla tazza del cesso.

Nati come corsi gratuiti, oggi esistono diverse piattaforme con scopi commerciali che realizzano corsi di grande qualità, a pagamento, ma ci sono ancora grandi quantità di corsi gratuiti da poter seguire, con la possibilità, in alcuni casi, di richiedere un certificato con pochi euro.

I corsi in italiano non sono moltissimi, lo ammetto, ma c’è sempre la possibilità di inserire i sottotitoli.

Le piattaforme dove poter fruire di questi corsi sono moltissime, quindi mi limiterò a segnalarti quelle, a mio avviso, più valide.

Su queste piattaforme puoi trovare corsi davvero molto validi, alcuni basic altri più avanti, su una svariata quantità di argomenti e settori professionali.

La formazione è un investimento, non un costo

Se non hai effettivamente tempo e soldi da investire nella formazione professionale – perché la formazione è un investimento, non un costo – potresti almeno dedicare una decina di minuti al giorno alla visione di un video corso online e spendere un paio di centinaia di euro all’anno in crescita personale.

Basta qualche pizza in meno il fine settimana, non è una tragedia.

Se, invece, hai un po’ di tempo durante la settimana, allora cerca i corsi in aula nella tua zona e investi tempo e denaro per seguirli, assicurandoti, prima, della loro validità.

Il docente figo non rende il corso valido a prescindere, devi analizzare il programma del corso, il numero di ore e il costo.

Continua a leggere

Francesco Ambrosino
32 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, mi occupo di Formazione Professionale, Social Media, Copywriting e Blogging. Non parlo di cose che non conosco, quindi parlo poco. Se posso, scrivo. Per lavoro, coso il coso.

Leave a Comment

buzzoole code