Mediocrità vs Iperattività: la parabola italiana di chi non si ferma mai

mediocrità vs iperattività

Se anche tu sei uno di quelli che non si ferma mai, che lavora come un pazzo per raggiungere i risultati sperati, non puoi non leggere questo post.

Oggi non voglio scrivere un post su tematiche legate alla mia professione, non m’interessa lottimizzazione SEO del contenuto né il rispetto del piano editoriale (che non ho :-D).

No, oggi voglio sfogarmi un attimo, per parlare di un argomento che mi sta molto a cuore, e che credo possa interessare molti miei colleghi e amici.

Voglio parlare di chi non si ferma mai, di chi lavora come un pazzo per cercare di ottenere i risultati sperati e che, una volta raggiunti, volta pagina e passa al target successivo, senza mai arrendersi.

Voglio parlare di me, e di chi, come me, non si accontenta mai.

Come uscire dalla mediocrità

La vita di un freelance, un imprenditore, un libero professionista, è caratterizzata dalla spiacevole sensazione che ogni momento di stop possa compromettere tutto il percorso.

Se vuoi uscire dalla mediocrità, non ti è concesso il tempo per fermarti e analizzare ciò che hai ottenuto fino a questo momento, perché le pause consentono agli altri di sorpassarti sulla sinistra, mostrandoti il dito medio.

Il problema, come puoi immaginare, è che anche Mandrake ad un certo punto ha bisogno di riposo, fisico e mentale, perché, in fin dei conti, siamo esseri umani.

Un circolo vizioso dal quale è difficile uscire

Quanto volte ti sei ritrovato a leggere di Elon Musk, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Bill Gates, Pippo, Pluto e Topolino, e ti sei reso conto che, in fin dei conti, i tuoi sforzi non sono poi così straordinari, soprattutto se paragonati ai risultati ottenuti?

È il cane che si morde la coda, un loop infernale potenzialmente infinito, nel quale tutti quelli che non si accontentano di essere solo uno dei tanti rischiano di cadere, e dal quale, poi, è davvero dura provare ad uscire.

A me capita costantemente, anche perché ho la brutta abitudine di non accontentarmi mai di ciò che ho, tendo sempre a guardare verso il futuro e il prossimo step da compiere.

Sono fatto così, sono tanto pigro nella vita privata quanto iperattivo in quella professionale, e non mi fermo mai.

Vivere in un popolo di impiegati al catasto  

L’opinione pubblica, in particolare quella italiota, non vede di buon occhio le persone intraprendenti, quelle che lavorano sempre, hanno sempre nuovi progetti in cantiere, e magari hanno anche successo.

No, noi siamo il popolo dei dipendenti pubblici, degli impiegati al catasto, quelli che se devono smontare alle 18, alle 17 smettono di rispondere a telefono, di controllare le email, di aprire una nuova pratica, e che guardano fisso l’orologio ad intervalli regolari di 72 secondi, perché non intendono restare in ufficio un secondo in più del dovuto.

Non credo che sia un problema di stimoli, come spesso si sostiene, e nemmeno il fatto che “tanto hanno lo stipendio garantito a fine mese”.

Si tratta, a mio avviso, di un problema mentale, culturale, un approccio superficiale nei confronti del lavoro, che io onestamente non riesco a capire, tanto meno a giustificare.

Ne consegue che quello che pensa sempre al lavoro e non si ferma mai non è altro che un “milanese”, un essere triste e grigio, schiavo delle scadenze, dei clienti, delle consegne.

L’ironia di tutto ciò è nel fatto che chi non si ferma mai pensa che l’impiegato al catasto sia triste e ridicolo.

Il peccato originale di chi rifiuta la mediocrità

Chi vive la propria professione come un percorso sempre in crescita, fatto di fallimenti e di successi, di crolli e risalite, non può fermarsi mai.

Non sa fermarsi mai!

Perché rifiuta la mediocrità, rifiuta l’idea di essere solo un passacarte, uno di quelli sacrificabili, che vive nell’illusione del tempo indeterminato, ma non capisce che se l’azienda fallisce va in mezzo ad un strada anche lui.

Chi la pensa così, però, è marchiato da un peccato originale, quello di credersi migliore degli altri, di essere presuntuoso, arrogante, saccente.

Tutto questo solo perché non vuole essere uno dei tanti, ma vuole avere il controllo della propria vita professionale e, di conseguenza, della propria vita privata.

L’Italia è in crisi mentale da decenni

Quando leggo articoli di giornale, blog, stati su Facebook, nei quali si parla della crisi economica, della disoccupazione, della mancanza di lavoro, mi rendo sempre più conto del fatto che, alla base di questa “crisi” ci sia un problema di mentalità enorme.

Fin quando famiglia, scuola, università, politica, sindacati, associazioni di categoria continueranno a diffondere l’idea secondo la quale a risolvere il problema occupazionale debba essere lo Stato, mortificando chi fa impresa e chi vive della propria professione ogni fottuto giorno, non andremo da nessuna parte.

Viviamo in un Paese che elogia e nutre la mediocrità

Tempo fa ho letto un editoriale a firma di Michele Boldrin, economista che apprezzo moltissimo, nel quale parla proprio della mediocrità italiana.

Ti consiglio di leggerlo, lo trovi qui.

Dell’articolo mi è rimasto impresso un periodo, che ti riporto di seguito:

L’italiano medio (l’80% della popolazione se devo dare ascolto ad inchieste, intenzioni di voto e programmi dei partiti) ha deciso di costruire e difendere un sistema che espelle ed espellerà le eccellenze in praticamente tutti i campi, premiando invece le mediocrità.

Secondo l’analisi di Boldrin, l’Italia esporta cervelli e importa braccia, perché la nostra economia è ormai bloccata su posizioni vetuste ed obsolete.

D’altronde, come dice lui, “un paese con tanti campi fertili attira agricoltori, uno con tante buone università attira aspiranti ricercatori ed uno con tanti anziani sussidiati attira … badanti”.

Mediocrità vs Iperattività: chi avrà ragione in futuro?

Ecco perché chi non si ferma mai, come me e tante persone che conosco e rispetto, continua ad essere un’entità astratta, avulsa dalla realtà che lo circonda, una sorta di alieno che non merita nemmeno di essere studiato e analizzato, ma solo emarginato.

Beh, tra qualche anno tireremo le somme, e vedremo se il coglione era quello che non si fermava mai o quello che, invece, non si muoveva mai.


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Francesco Ambrosino
32 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, mi occupo di Formazione Professionale, Social Media, Copywriting e Blogging. Non parlo di cose che non conosco, quindi parlo poco. Se posso, scrivo. Per lavoro, coso il coso.

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