Digital evolution: definizione, analisi e applicazioni

Digital evolution

Non amo il concetto di digital transformation, preferisco parlare di digital evolution. Ma cosa intendo con evoluzione digitale? Lo spiego qui.

Da qualche tempo si sente parlare sempre più spesso di digital transformation delle PMI, termine con il quale si indica “un insieme di cambiamenti prevalentemente tecnologici, culturali, organizzativi, sociali, creativi e manageriali”, questo secondo la definizione di Wikipedia.

Il tessuto produttivo italiano è composto, prevalentemente, da piccole e medie imprese, aziende spesso a conduzione familiare, con pochi dipendenti e fatturati non esorbitanti, che non credono nel digitale, oppure non hanno budget sufficienti da investire in questo segmento.

Digital Evolution: dalla trasformazione all’evoluzione digitale

Io non amo molto il concetto di digital transformation, perché il termine “trasformazione” mi porta a pensare che l’azienda debba diventare qualcosa di diverso in modo forzoso, e non è questo il modo giusto per approcciarsi al digital marketing.

Ecco perché preferisco parlare di digital evolution. Ma cosa intendo con evoluzione digitale?

Anche qui, credo che sia giusto partire dalle parole.

Il termine evoluzione indica, per definizione, uno “svolgimento, sviluppo graduale e completo”. 

In biologia, invece, con evoluzione si intende “il cambiamento, all’interno di una popolazione, delle caratteristiche ereditabili col passare delle generazioni”. 

Mi piace il concetto di evoluzione perché, alla base, c’è il cambiamento graduale, e non la trasformazione da A a B in modo rapido e precipitoso.

Digital Evolution Index: l’andamento mondiale del digitale

La digital evolution non è solo un concetto astratto, da utilizzare per convincere le aziende a investire nel digital marketing.

Si tratta, in realtà, di un processo fondamentale per i Paesi, non solo per le aziende, ed è il motivo per il quale Mastercard ha finanziato una ricerca effettuata dalla Fletcher School della Tufts University – Medford, Massachusetts – che ha prodotto il Digital Evolution Index 2017 (puoi scaricarlo qui).

Quali fattori analizza il rapporto

Analizzando 60 Paesi nel mondo, i ricercatori della Fletcher School ne hanno potuto misurare il livello di evoluzione digitale, attribuendo un DEI Score ad ognuno.

La misurazione si basa su 4 fattori chiave – ai quali sono collegati 170 indicatori –  che ti riporto di seguito tradotti in italiano:

  • Condizioni di fornitura;
  • Condizioni di domanda;
  • Ambiente istituzionale;
  • innovazione e cambiamento.

Cosa ci dice il rapporto

Prendendo ad esame la digitalizzazione dell’economia dal 2008 ad oggi, il Digital Index Report ci fornisce delle indicazioni di massima sui vari Paesi analizzati.

Semplificando, i Paesi che hanno ottenuto un punteggio maggiore, sono quelli che offrono prospetti più interessanti per gli investitori, le aziende ed i cittadini.

Classificazione dei Paesi 

In base al punteggio DEI Score ottenuto, i Paesi sono stati classificati in 4 aree:

  • Stand Out: si tratta di quei Paesi che hanno un punteggio molto elevato, quindi un processo di digital evolution avanzato;
  • Stall out: le nazioni che hanno raggiunto un elevato livello di evoluzione digitale, ma rischiano uno stallo a causa di un ritmo più lento, e che potrebbero trarre vantaggio da una maggiore attenzione all’innovazione;
  • Watch Out: rientrano in questa area i Paesi che hanno ottenuto un punteggio basso, e che hanno molto lavoro ancora da fare, sia in termini di sviluppo delle infrastrutture che di innovazione;
  • Break Out: si tratta di tutti quei Paesi che, per varie ragioni strutturali e istituzionali, si stanno oggi lentamente affacciando alla digital evolution, ma che fanno ben sperare per il prossimo futuro.

Ecco un video che sintetizza questa suddivisione.

Dov’è l’Italia

Come puoi vedere dall’immagine di seguito, l’Italia si trova a metà strada tra il Watch Out e il Break Out, ma con un punteggio che ci consente di non demoralizzarci troppo.

digital evolution index 2017

Insomma, abbiamo molto da fare, e poco tempo per farlo, ma dovremmo riuscirci.

Prima o poi.

Digital evolution: evoluzione indotta o naturale

Io vengo dal mondo PMI, ho lavorato nell’azienda di famiglia per quasi 10 anni, e so benissimo cosa vuol dire scontarsi contro un modo di fare le cose stantio, ombelicale, autoreferenziale.

Il digitale viene visto, nella maggior parte dei casi, come una moda passeggera da snobbare, un canale pubblicitario alternativo o un segmento da occupare con superficialità.

A mio modo di vedere, il processo di digital evolution non si può forzare, si può solo stimolare in modo naturale oppure in modo indotto.

Digital Evolution: evoluzione naturale

Cosa intendo con evoluzione naturale? Semplice, mi riferisco allo sviluppo di un inside job, un lavoro di tutoraggio che parte e si struttura all’interno dell’azienda, coinvolgendo in prima personale i dipendenti e i manager nella fase di educazione digitale.

Un esempio banale?

Puoi impedire i passaggi di file e comunicazioni via email tra i colleghi, introducendo in azienda l’utilizzo consapevole di strumenti come Google Drive.

Creando uno spazio condiviso in cloud, consentirai a tutti di velocizzare i passaggi e di interrompere la peggiore abitudine delle PMI italiane: lavorare per compartimenti stagni.

Come puoi immaginare, questo è davvero solo un piccolo esempio, ma serve a farti capire che quando si parla di PMI e di evoluzione digitale, bisogna partire dalle basi, dalle cose elementari.

Prima di parlare di Inbound Marketing, Blogging Aziendale o Facebook Marketing, devi insegnare ai membri dell’azienda cosa vuol dire sfruttare gli strumenti digitali per facilitare e migliorare il lavoro interno.

Per la comunicazione e la vendita tramite il digital marketing, c’è tempo.

Digital Evolution: evoluzione indotta

Mentre con l’evoluzione naturale il compito del consulente è portare il digitale in azienda creando consapevolezza del mezzo, l’evoluzione indotta è un passaggio successivo, più complesso.

Una volta generata una abitudine in azienda, che avrà ormai assorbito con naturalezza gli strumenti digitali nella quotidianità, è giunto il momento di spingerli oltre, questa volta attraverso un processo di affiancamento.

Cosa intendo per affiancamento?

Vuol dire che il tuo compito, adesso, è quello di introdurre in azienda tecniche, strategie, tool e piattaforme di digital marketing, alternando formazione e messa in pratica.

In un certo senso, tu diventi il manager e i membri dell’azienda il tuo team. Non dovrai solo limitarti a insegnare cose, dovrai proprio assegnare compiti operativi e coinvolgerli nella fase strategica.

Un buon modo per rendere il processo evolutivo indotto più semplice, è dividere il gruppo di lavoro in due sottoinsiemi, “creativi” e “analitici”, sulla scorta del ruolo che ricoprono in azienda ma anche delle attitudini personali.

Così facendo, potrai indurre il cambiamento, introducendo azioni di digital marketing mirate, graduali e propedeutiche le une alle altre, affidandoti però ad una struttura esterna che possa fungere da sostegno tecnico, strategico e operativo.

Digital evolution: questione di tempo e di tatto

Fidati di un cretino quando ti dico che non puoi entrare in azienda e dire “quello che fate è tutto sbagliato, dobbiamo rivoluzionare il vostro funnel antani con lieve scappellamento a destra”.

Semplicemente, non puoi. Perché tu sei l’ultimo arrivato, mentre le persone che lavorano in azienda si fanno il culo da tempo per portare la pagnotta a casa.

Ricordati quello che ho detto all’inizio, parlo di evoluzione e non di trasformazione perché ci vuole tempo, pazienza, e molto tatto.

Perché se dici ad un imprenditore che lavora male, è come se gli offendessi i valori morali della madre. Gli fai male al cuore, perché il vero imprenditore vive per l’azienda e per i dipendenti.

La digital evolution è il processo che salverà l’economia del nostro Paese giurassico, ma non bisogna commettere l’errore di pensare che noi siamo quelli fighi, che sanno cosare il coso, e loro dei coglioni.


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Francesco Ambrosino
32 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, mi occupo di Formazione Professionale, Social Media, Copywriting e Blogging. Non parlo di cose che non conosco, quindi parlo poco. Se posso, scrivo. Per lavoro, coso il coso.

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