Che lavoro faccio, spiegato a chi non lo capisce

che lavoro faccio

Io sono un professionista, che ogni giorno si guadagna da vivere occupandosi di digital marketing. Oggi voglio spiegarti in cosa consiste il mio lavoro.

Che lavoro fai?

Quante volte ti sarà capitato di sentirti fare questa domanda, e di romperti leggermente le palle di rispondere, perché sai, in cuor tuo, che non ti capiranno mai.

Ma proprio mai.

È inevitabile per chi fa il mio mestiere, ed è il motivo per il quale ho chiamato il mio blog Socialmediacoso, perché sono il primo a prendermi poco sul serio, ma la verità è un’altra.

Io lavoro. E lavoro anche tanto.

Io e il mio barbiere. Una conversazione illuminante

L’altro giorno sono andato dal barbiere dove andavo da ragazzo, e mi ha chiesto cosa stessi facendo, se lavoravo ancora con mio padre e così via.

Quando gli ho detto che mi occupo di web marketing, c’è stato un lungo silenzio imbarazzante, seguito da un cambio di argomento di straordinaria efficacia.

Quando è ritornato alla carica, ho cercato di far capire di cosa mi occupo, accennando la presenza sul web delle aziende, i contenuti di un sito web, il blogging, e lui se n’è uscito con un’altra perla, chiedendomi se mi fossi laureato in Informatica o in Ingegneria Informatica.

È stato in quel momento che ho capito una cosa: basta con le risposte abbozzate.

È il 2017, e voglio spiegare che lavoro faccio a chi non lo capisce, ovvero tutti quelli che conosco e che non fanno lo stesso mio mestiere.

Mi occupo di Social Media Marketing

Iniziamo con le cose difficili. I social media, quindi i social network, sono strumenti di comunicazione a tutti gli effetti, come la tv, la radio, i giornali e così via.

Ti faccio un esempio semplice. Con i media generalisti, se vuoi far apparire il tuo brand in Tv piuttosto che in radio, devi affidarti ad una agenzia di comunicazione, che a sua volta interagisce con la concessionaria pubblicitaria, che si accorda con l’emittente e l’editore.

E paghi.

Spostiamo il discorso sui social network, ad esempio una pagina Facebook.

Se vuoi che lo strumento di comunicazione a tua disposizione venga gestito in modo professionale, devi affidarti ad una agenzia di digital marketing oppure ad un freelance, che possa farlo per te.

Io faccio questo. Curo la presenza di un brand online, attraverso la gestione dei profili social.

Attenzione, però. Questo non si traduce con il classico “stai tutto il giorno su Facebook, e ti pagano pure”, perché non è proprio così.

Se parliamo di una gestione professionale, virtuosa, allora è necessario fare una serie di cose molto complesse:

  • Impostare degli obiettivi, credibili e raggiungibili;
  • Analizzare i dati in possesso dell’azienda;
  • Individuare un target, delle buyer persona, da intercettare;
  • Individuare un tono di voce, ovvero il modo in cui intendi parlare con gli utenti;
  • Sviluppare un piano editoriale, ben strutturato;
  • Sviluppare un calendario editoriale, nel quale indicare cosa produrre e pubblicare, e quando;
  • Produrre i contenuti, o fornire indicazioni al brand affinché possa produrli internamente;
  • Programmare la pianificazione editoriale;
  • Attivare Facebook Ads;
  • Gestire le interazioni, quindi commenti, condivisioni e messaggi privati;
  • Studiare gli insight per capire come ottimizzare il processo.

Bene, se sembra tanta roba solo a leggerla, pensa a farlo per mestiere, tutti i giorni, per “n” clienti.

Fatto?

Mi occupo di blogging aziendale

Il mio grande amore, il blogging. In fondo, di base, sono uno scrittore mancato, che ha trovato nel blogging la sua dimensione ideale.

Mi piace da morire scrivere, e mi diverte farlo in settori nei quali non ho competenze, perché mi costringe a scoprire cose nuove ogni giorno, e ampliare il mio vocabolario.

Gestire progetti di blogging aziendale per i clienti e collaborare ad altri gestiti dalle agenzie con le quali collaboro, è divertente, ma presuppone un lavoro enorme.

Ecco cosa deve fare un blogger, quando gestisce un corporate blog:

  • Analizzare i dati disponibili;
  • Effettuare una keyword research, con l’aiuto di un SEO Specialist;
  • Sviluppare un piano editoriale, che consenta di impostare il progetto di blogging che si ha in mente;
  • In caso di redazione ampia, individuare i blogger da coinvolgere, e coordinarli;
  • Individuare gli argomenti da trattare, sfruttando una serie di tool, primo fra tutti il cervello;
  • Stilare un calendario editoriale;
  • Creare un sistema di gestione del gruppo di lavoro online. Io uso Google Drive;
  • Creare le bozze degli articoli, inserendo note, indicazioni, fonti utili, tutto ciò che può tornare utile a chi dovrà poi sviluppare il contenuto;
  • Correggere i testi, editarli, formattarli, inserire i link interni ed esterni stabiliti, con le giuste anchor text;
  • Scrivere gli articoli in prima persona;
  • Pubblicare gli articoli sul blog aziendale, ottimizzandoli inserendo categoria, tag, immagini ed elementi multimediali;
  • Analizzare il posizionamento e il traffico web, e monitorarlo costantemente.

Insomma, non è proprio una passeggiata di salute. Adesso immagina di farlo tutti i giorni, per più clienti.

Fatto?

Mi occupo di formazione

L’altro grande amore della mia vita professionale, la formazione.

Sarà che ce l’ho nel sangue, perché mio padre si occupa di formazione professionale da trent’anni, o che ho lavorato nel settore fino allo scorso settembre, ma mi piace da morire, sia organizzare che tenere i corsi.

È la cosa più difficile del mondo, soprattutto nel sud Italia, dove l’unica cosa che conta è il pezzo di carta e non le competenze acquisite.

Il 2017, per me, sarà l’anno della formazione, perché è quello su cui intendo puntare di più, a cominciare dal Corso in Blogging e SEO Copywriting, che si terrà a Napoli il 4 febbraio.

Organizzare e tenere un corso come docente ti costringe a dover fare alcune cose. Vediamo quali:

  • Stilare un programma didattico, nel quale indicare gli argomenti da trattare durante le lezioni, facendo in modo che ogni modulo abbia il tempo sufficiente ad esso dedicato;
  • Preparare il materiale informativo e promozionale, come depliant, landing page, banner;
  • Pubblicizzare il corso, impostando una o più campagne su Facebook, eventualmente su Google AdWords, creando una newsletter utilizzando i lead acquisiti con l’attività di blogging, oppure in altri modi;
  • Individuare una sala, che sia adeguata e dotata di ogni strumentazione di cui potresti avere bisogno;
  • Stilare un calendario formativo, con le varie date delle lezione o dei corsi;
  • Preparare le slide, uno dei compiti più odiosi della storia dell’umanità;
  • Preparare le lezioni, verificando i tempi di esposizione dei vari argomenti da trattare;
  • Gestire l’aula, senza cagarti addosso dalla paura.

Bene, adesso immagina di doverlo fare ogni giorno, tutto l’anno, per più corsi in più città.

Fatto?

Non è così facile il mio lavoro

Spero che si sia capito che io, così come i miei colleghi, non sto tutto il giorno a cazzeggiare su Facebook, che fare il blogger è un lavoro vero, e anche particolarmente complesso, e che non è per tutti.

Si, perché l’idea che per fare questo mestiere non sia necessario avere particolari competenze è un luogo comune da estirpare.

Non è vero che gestire una pagina Facebook è una di quelle cose che “se solo avessi tempo, lo farei da solo”.

Non è vero che non ci vuol niente a scrivere un articolo, perché la parte dedicata propriamente alla scrittura è circa il 20% del lavoro da svolgere.

Non è vero che basta saper scrivere in italiano per fare il SEO Copywriter, perché altrimenti non si spiegherebbe perché alcuni posizionano i contenuti e altri fanno cagare.

Non è affatto vero che chi non ha talento insegna, quello capita solo nel pubblico impiego.

Nel privato, e nel mio settore, se entri in aula per fare formazione, devi saperne una più del diavolo, altrimenti ti sputtanano subito.

Questo settore si evolve costantemente, e quello che vale oggi domani sarà storia antica, quindi a tutto il lavoro che in parte ti ho elencato in questo articolo, devi aggiungere il tempo da dedicare all’aggiornamento professionale, che deve essere perenne.

Sono un professionista. Chiaro?

Io sono un professionista, che ogni giorno si guadagna da vivere occupandosi di digital marketing.

Quello di cui ho parlato qui è solo una parte, perché avrei dovuto aggiungere cose legate al corporate branding, alla consulenza strategica, alla scrittura di testi ottimizzati per siti web e landing page, allo sviluppo di strategie di email marketing, al networking, al listening, e così via.

Non sono uno che cazzeggia su Facebook, e anche se non lavoro in miniera, mi faccio il culo e ho il cervello che mi brucia a fine giornata.

Lavoro, anche se non capisci che lavoro faccio. 

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Francesco Ambrosino
32 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, mi occupo di Formazione Professionale, Social Media, Copywriting e Blogging. Non parlo di cose che non conosco, quindi parlo poco. Se posso, scrivo. Per lavoro, coso il coso.

13 Comments

  1. Ciao. Io mi sveglio tutte le mattine alle 6 e un quarto, prendo la mia automobile e mi sciroppo 40 minuti di macchina prima di arrivare a lavoro.
    Devo andarci tutti i giorni anche se ho la febbre, ho 10 giorni di ferie all’anno, pago le tasse sul mio stipendio fino all’ultimo centesimo.

    Raccontami di quanto è dura la vita da Freelance….

    1. A parte che l’idea che il freelance non si muova devi cancellarla dalla tua testa, comunque hai scelto il freelance sbagliato con cui fare questo discorso, perché io per quasi dieci anni ho fatto due ore di treno al giorno per andare a lavorare in ufficio, anche con la febbre. Ho fatto anche le trasferte e i viaggi in auto con il vomito e la diarrea, ma non mi lamento. Il lavoro è sacrificio.

  2. Ciao,
    sono d’accordo su tutta la linea!
    Anche io mi occupo di comunicazione e ho spesso avuto questo problema per cui, tempo fa, ho scritto qualcosa sull’argomento http://www.elenalombardo.eu/blog/ma-in-pratica-che-lavoro-fai/ se ti va di leggerlo.
    Sicuramente è dura riuscire a spiegare cosa si fa, a volte è una questione di tempo a disposizione, di interesse da parte dell’interlocutore, ma sono arrivata alla conclusione che il modo perfetto per spiegare cosa si fa non esiste, bisogna provare e riprovare…

      1. io non getto la spugna 🙂 Credo che le professioni legate alla comunicazione e al web siano ancora poco comprese per cui soprattutto noi che ci lavoriamo, dobbiamo cercare di dare le informazioni corrette e spiegare quello che facciamo. E lo so, non è sempre piacevole…
        Buona giornata

  3. Ottimo articolo, sicuramente sei stato in grado di spiegare meglio di me il nostro lavoro, anche se temo che con alcune persone (ovvero il 90% dei miei conoscenti almeno) non si siano molte speranze 😀

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