Blogging: influenza, responsabilità, fonti

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Cosa significa fare il blogger? Oggi provo a spiegarlo, con una riflessione che è anche un po’ uno sfogo. 

Il post di oggi sarà diverso dal solito, visto che sono abituato a produrre articoli lunghi e corposi nei quali provo a spiegare delle cose.

Questa volta, in effetti, non si tratta né di un approfondimento né tanto meno di un tutorial, ma di una semplice riflessione sul fare blogging che sono abituato a fare in modo solitario e che oggi ho deciso, arbitrariamente, di condividere con te.

Premetto che non ho un buon rapporto con i giornalisti, intesi come categoria, ma ho un grosso rispetto per il giornalismo, quello basato sui fatti e sulle analisi, e questo mi ha portato ad avvicinarmi alla professione da outsider, facendo il giornalista per un paio di anni rifiutando, alla fine, di richiedere l’accesso all’Ordine professionale.

Mi sono reso conto, dopo qualche mese di lavoro, che sentivo di essere più adatto al mestiere del blogger che a quello del giornalista, in modo però anomalo (tanto per cambiare).

Perché? Perché non mi fido di chi si nasconde dietro la presunzione di difensore della verità, ma che in realtà non è altro che uno spammer della peggior specie. Lo so, ci sono giornalisti e Giornalisti (si, con la G maiuscola), ma onestamente sta cosa del “escluso i presenti” c’ha rotto il cazzo.

Se questa feccia rappresenta davvero la minoranza, allora la maggioranza è complice, connivente e collusa, perché non fa niente per cambiare le cose.

E adesso incazzatevi pure.

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Il blogger: influenza e responsabilità

Molti miei colleghi tendono a pensare che il blogger sia, di fatto, una sorta di opinionista, e che, esprimendo quindi delle opinioni, non abbia bisogno di portare dati a sostegno delle sue argomentazioni, né tanto meno di avere un obbligo morale e deontologico nei confronti dei lettori.

Per la serie, se non ti piace quello che scrivo puoi anche smettere di leggere il mio blog.

Per carità, è un ragionamento che ci può anche stare, ma c’è un problema di fondo che spesso viene sottovalutato, se non completamente dimenticato: parlare pubblicamente porta con sé delle responsabilità, ed un blogger è – in proporzione alla propria reach – un personaggio pubblico, che può nel suo piccolo influenzare delle persone.

Per carità, non cambiamo la vita a nessuno scrivendo un post, ma chi ci segue può ritenere autorevoli le nostre parole e attribuirvi un valore, più o meno grande, ma pur sempre un valore.

È un po’ quello che sostiene il buon Matteo Pogliani nel suo libro Influencer Marketing, ovvero che ognuno di noi, nel suo piccolo, è un influencer. Se consiglio una pizzeria a mio fratello e lui ci va e mangia una merda, la colpa è mia, non posso certo sentirmi estraneo ai fatti.

Lo stesso vale per l’attività di blogging.

Le parole sono importanti

Se sosteniamo che un blogger abbia una responsabilità nei confronti della sua audience, derivante dal suo grado di influenza, allora dobbiamo per forza convenire sul fatto che le parole sono importanti – come direbbe Nanni Moretti – e che tutto quello che tu scrivi nel tuo post dovrebbe basarsi su qualcosa che non siano solo tue opinioni personali, a meno che non si tratti di una sorta di editoriale, un contenuto prodotto solo con l’intento di dire la tua su qualcosa – come il mio in questo momento.

Come direbbe il mio socio Federico Simonetti, “senza dati sei solo un altro stronzo con un’opinione”, e, diciamolo, possiamo farne a meno.

Un blogger, per me, dovrebbe essere in grado di raccogliere dati, leggerli, interpretarli, e illustrarli in modo semplice e chiaro ai suoi lettori, con la libertà – ovviamente – di aggiungere delle opinioni personali in relazione al topic trattato.

Basta con il copia/incolla e le traduzioni di merda

Per fare il blogger in modo professionale è necessario operare una attenta raccolta delle fonti, che va fatta a monte e aggiornata costantemente.

Però attenzione, quando dico che vanno raccolte le fonti non vuol dire che devi fare un bel copia incolla o, peggio ancora, la traduzione dell’articolo originale dall’inglese all’italiano di Google Translate – che è tipo quello dell’armata Brancaleone.

Non so te, ma io mi sono rotto davvero il cazzo di vedere articoli che non sono altro che la traduzione del comunicato stampa di Facebook o chi per esso, spacciato per un articolo originale solo per veicolare traffico e fare newsjacking.

Ma che cazzo ci vuole a leggere la notizia e riportarla aggiungendo due fottutissime considerazioni personali, magari figlie di una esperienza diretta?

Io amo il mio lavoro, e cerco di farlo con passione e dedizione, e forse lo prendo anche troppo sul serio, ma sono davvero stanco di essere considerato come il cugino scemo del giornalista.


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Francesco Ambrosino
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Francesco Ambrosino

Founder at Socialmediacoso
31 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, mi occupo di Formazione Professionale, Social Media, Copywriting e Blogging.
Non parlo di cose che non conosco, quindi parlo poco. Se posso, scrivo.
Le cuffie dell'iPod sono il mio scudo contro le chiacchiere inutili.
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