Con il Fertility Day la comunicazione in Italia è morta

fertility day

Per il Fertility Day del 22 settembre 2016 è stata realizzata una campagna agghiacciante, veterofascista, con slogan da far accapponare la pelle. 

Mi sono rotto il cazzo. Scusa il francesismo, ma davvero non so come esprimere diversamente il mio disgusto per il modo in cui si fa comunicazione in questo Paese di dipendenti pubblici, sindacalisti, funzionari di qualche ente del cazzo e studenti a vita.

Io ho un mio approccio, e penso che – come direbbe Michele Apicella – le parole sono importanti, e nascondersi dietro al dito della libertà di parola è un po’ come incolpare il fratellino nella culla per non ammettere di aver distrutto la tv.

Insomma, quel dito, sappiamo entrambi dove dovrebbe andare a finire. 

Scusa il pippone

Solitamente non mi lancio in filippiche e pipponi da mattone russo, ma mi scappa una riflessione, quindi eccomi qui.

In passato, in questo Paese di merda, abbiamo avuto una dittatura fascista, quindi in teoria dovremmo sapere cosa vuol dire perdere le libertà individuali e vivere sotto il controllo diretto di un organo centrale, in stile “1984” ma senza tecnologia.

All’epoca, l’indottrinamento delle masse, per lo più incolte visti i tempi, avveniva attraverso i mass media, in particolare la Radio, il grande amore di Mussolini.

Attraverso questo mezzo di comunicazione potentissimo, il regime diceva ai cittadini italiani come vivere e cosa pensare, con delle campagne che, se riproposte oggi, dovrebbero farci inorridire all’istante.

Ogni tanto mi dimentico, però, che viviamo in un Paese con un livello di analfabetismo funzionale elevatissimo e una spiccata propensione alla polemica sterile, tipica di quelli che oggi definiamo “leoni da tastiera”.

Ora, io mi domando e dico: ma come cazzo si fa anche solo a immaginare di fare una campagna di sensibilizzazione sul tema della fertilità così come è stata fatta con il Fertility Day?

Leggiamo qualche dato

Non voglio fare il professorino, né tanto meno il politicante di turno (non sia mai!), ma consentimi di dire una cosa a questi geni della comunicazione:

Quale trauma avete subito da piccoli?

Perché una persona che si occupa di comunicazione, e che ha un minimo di buon senso, non potrebbe mai partorire (verbo indicatissimo) una campagna di sensibilizzazione su un tema così delicato come la fertilità, offendendo in modo vile tutte le donne, nessuna esclusa.

Cioè, non è difficile leggere la realtà nuda e cruda, basta un minimo di senso pratico.

In Italia c’è il tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 50%, le retribuzioni per le donne, a parità di mansioni, sono più basse rispetto a quelle degli uomini, durante i colloqui di lavoro il recruiter chiede alla candidata se ha o vorrà mai avere dei figli, perché l’azienda non si può permettere di avere la posizione scoperta durante la maternità, e finisce che gli fanno firmare le dimissioni in bianco, in modo da potersene disfare appena l’uno su mille ce la fa e rimane incinta.

E non ho finito qui, perché sempre in Italia, esiste la legge 40, oggetto di un Referendum abrogativo nel 2004, che per 10 anni ha impedito la fecondazione eterologa e reso molto, ma molto, complicata la procreazione assistita sul territorio nazionale, costringendo moltissime coppie in difficoltà ad andare in Spagna, sostenendo costi ingenti.

No, ancora non ho finito. Sempre in Italia, c’è ad esempio una elevata presenza di persone affette da Talassemia, una malattia del sangue che rende molto complesso avere dei figli.

Ancora, solo pochi mesi fa il Rapporto sugli Indicatori Demografici dell’Istat ha registrato il tasso di fertilità più basso dai tempi dell’Unità d’Italia:

Nel 2015 le nascite sono state 488 mila (8 per mille residenti), quindicimila in meno rispetto al 2014 e nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia.
Il saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) scende ulteriormente a -165 mila.
Il 2015 è il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna. L’età media delle madri al parto sale nel frattempo a 31,6 anni.

Questi dati sono stati riportati anche oggi (1 settembre) da Il Sole 24 Ore, evidenziando come il problema della fertilità in Italia esista e sia anche molto preoccupante:

Questo cosa vuol dire?

Che la decisione del Ministero della Salute di indire un bando per attivare una campagna di sensibilizzazione sul tema fertilità era corretta, il problema è stata la messa in atto del progetto.

fertility day 2016

Quando l’ho vista ho pensato fosse un fake, perché davvero è inconcepibile che il Ministero della Salute di un Paese occidentale e democratico possa anche solo immaginare di fare qualcosa del genere.

Dietro questa munnezza c’è una agenziawww.mediaticamente.it, che ha partecipato e vinto – spero in modo legale – un bando da 113 mila euro, come si legge in questo utilissimo articolo di Lettera43

Ora, io che sono un semplice operatore del settore mi permetto di dire che questa gente non sa cosa significhi fare comunicazione, tanto meno fare digital marketing, e sarebbe carino che restituisse i soldi delle nostre tasse al mittente.

La fertilità è un tema molto delicato, che impatta sulle donne prima, e sulle coppie poi, sotto molti punti di vista: biologico, sanitario, sociale, economico, ambientale.

Nessuno – e ripeto nessuno – dovrebbe mai permettersi di andare a dire ad una donna che è troppo vecchia per avere figli, oppure che dovrebbe darsi una mossa perché la Patria ha bisogno di lei. Dietro ad una donna senza figli c’è una storia, che nessuno dovrebbe mai giudicare. MAI!

Meno che mai il Ministero della salute e quattro markettari del cazzo!

Francesco Ambrosino
32 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, mi occupo di Formazione Professionale, Social Media, Copywriting e Blogging. Non parlo di cose che non conosco, quindi parlo poco. Se posso, scrivo. Per lavoro, coso il coso.

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