Quattro Chiacchiere con Marianna Farese

Quattro Chiacchiere con Marianna Farese

Nuova intervista ai professionisti del web marketing. Oggi parlo con Marianna Farese, web marketer e blogger.

Mi piace fare le interviste, e sto cercando – nonostante problemi vari – a curare questa rubrica con la stessa passione e assiduità con la quale l’ho curata nei mesi scorsi, perché sono sempre più convinto (e non mi stancherò mai di ripeterlo) che bisogna concentrarsi prima sulla persona e poi sul professionista, altrimenti si finisce con l’affidarsi a pregiudizi, punti di vista e informazioni a metà.

È quello che è successo anche a me con Marianna Farese, che seguo da un po’ ma solo di recente ho capito in realtà di cosa si occupa, perché ero convinto che fosse una fashion blogger (è anche quello, ma in misura minore). Grazie a questa intervista, che mi ha concesso con disponibilità e cortesia, ho imparato a conoscerla meglio, sia come persona che come professionista, e devo dire che sono rimasto molto colpito. C’è tanta sostanza, e te ne accorgerai anche tu leggendo le sue risposte.

Ecco di cosa abbiamo parlato.

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Marianna Farese

Iniziamo dalle domande difficili: chi sei e cosa fai nella vita?

Ciao Francesco e grazie per questo spazio. Mi chiamo Marianna Farese e mi occupo di web marketing e comunicazione digitale, in particolare inbound marketing, blogging e social media. Innamorata del web da più di quindici anni ho unito questa passione a quella per il marketing e oggi aiuto aziende e professionisti a sviluppare e curare il proprio brand e a tessere una corretta strategia di marketing online per distinguersi in un mondo digitale sempre più affollato.

Devo essere sincero con te. Quando ti ho conosciuta virtualmente per la prima volta ho pensato che fossi una fashion blogger, invece leggendo la pagina Chi siamo del tuo blog ho scoperto che sei una web marketer con studi importanti alle spalle. Ti va di raccontarmi il tuo percorso?

Questa tua confessione rivela due verità. La prima è che la pagina About Me di un blog o sito web è tra quelle più visitate e dunque di vitale importanza per il tuo personal branding. La seconda verità è che il mio personal branding fa acqua da tutte le parti  🙂 .

Scherzi a parte… mi occupo di strategie digitali da diversi anni ma solo da pochi mesi ho lanciato il mio blog sulle tematiche legate al mio ambito professionale e parallelamente è nato anche il mio blog sulla moda in cui condivido questa mia passione, tra consigli di stile,  focus sulle ultime tendenze, lifestyle  e racconti di viaggi.

Più che un fashion blog è lo specchio di alcuni frammenti della mia personalità.

Molti vedono la dispersione della propria presenza online su canali diversi come i blog e le piattaforme social come penalizzante per la costruzione e lo sviluppo di un’identità definita. Io ci vedo un’opportunità, quella di creare spazi diversi in cui poter esprimere aspetti diversi del nostro io, poterci raccontare in tutte le nostre sfaccettature. In fondo siamo esseri umani e quindi complessi, ricchi e multi-potenziali e raccontarsi è un processo virtuoso che aiuta a farsi conoscere e a conoscere meglio se stessi.

Del resto “il consumatore non è stupido, è tua moglie!” affermava un grande pubblicitario come David Olgivy scagliandosi contro un marketing fatto di messaggi banali. Un monito che suona attualissimo rispetto ai nuovi scenari in cui siamo inseriti. Non sottovaluterei l’intelligenza dei nostri interlocutori e la capacità di cogliere anche le complessità.

È vero che se hai più di un messaggio rischi di confondere le persone su quello che fai rendendo la tua linea di comunicazione più debole. Solitamente il mio consiglio nel personal branding è quello di trasmettere pochi attributi netti e distintivi. Ma se hai una personalità multiforme, sfaccettata e ricca non devi castrarla in nome di un’etichetta banale e fruibile Puoi invece valorizzarne anche aspetti diversi e apparentemente in contrasto. Anzi l’eclettismo potrebbe essere l’attributo che sintetizza la tua essenza. La mia di sicuro! 😉

Sono un’umanista prestata al marketing. Sono laureata in Lettere e Filosofia con una specializzazione in filologia classica. Non mi sono mai pentita di questa scelta perché l’ho fatta con il cuore e penso che il web e il marketing oggi più che mai abbiano bisogno degli umanisti.

C’è necessità di un intreccio di competenze che possa colmare il divario tra creatività e tecnologia, che accolga e unisca aspetti umanistici, relazionali e creativi con capacità di analisi e strategia. Dopo la laurea ho conseguito un Master in Marketing e Comunicazione al Sole 24 Ore, ho frequentato un illuminante laboratorio in Copywriting con uno dei più grandi Copywriter italiani e numerosi Corsi di Formazione in Social media marketing.

Ho approfondito gran parte delle mie competenze con lo studio personale di diverse discipline che mi appassionano tra cui inbound marketing, personal branding, neuroscienze, crescita personale. La capacità di integrazione di diversi saperi mi caratterizza e alimenta costantemente il mio lifelong learning sempre a mezz’aria tra creatività e tecnica. E non ho ancora finito di imparare.

Prima di dedicarmi al marketing ho lavorato per diversi anni nell’ambito della formazione professionale affiancando aziende, enti, università nella realizzazione di progetti formativi finanziati con fondi europei. Non mi sono fatta mancare nulla, né l’esperienza da freelance né quella in azienda dove mi sono occupata anche di e-commerce.

Quanto conta, oggi, lavorare al proprio personal branding?

È essenziale. Ma il personal branding è un Giano bifronte. Un volto è sotto il tuo controllo diretto, è quello che costruisci tu attraverso lo storytelling, è come decidi di essere e agire nel mondo digitale, è il collante, la gestione ragionata e strategica delle tracce che semini in rete, un lavoro certosino e invisibile. L’altro è ridefinito in continuazione dagli attori che gravitano attorno al tuo brand: il tuo pubblico, i tuoi clienti, il tuo network.

Non esiste una fusione perfetta tra queste due facce. Ma puoi lavorarci, orientando il processo di percezione della tua identità digitale attraverso l’ascolto, la conversazione e il nutrimento delle tue relazioni in rete.

La strategia di Branding è alla base di ogni buona azione di comunicazione e di Marketing ed il blog è lo strumento principale per fare branding, il fulcro di ogni attività sul web.

Creare un blog ti posiziona come leader ed esperto nel tuo settore ma la sfida è realizzare un posizionamento nella mente dei tuoi lettori/utenti distintivo e memorabile.

I tasselli della tua identità reperiti in rete formeranno le convinzioni sulla tua persona e plasmeranno la tua reputazione digitale. Solo attraverso l’individuazione di una nicchia a cui rivolgersi e di obiettivi specifici, una strategia corretta e la gestione accurata della propria immagine e dei contenuti con lo storytelling si possono generare vantaggi e opportunità.

Fare branding e storytelling significa vendere sé stessi ma questo concetto va depurato delle connotazioni negative che lo avvolgono. Vendere se stessi non si traduce nel dare un’immagine falsa di sé o della propria azienda ma significa raccontare una storia genuina, valorizzare i propri punti di forza.

Siamo ancora prevenuti verso i  concetti di vendita e di marketing da sempre associati alla manipolazione, all’imbroglio, al mito della persuasione occulta che ha influenzato l’opinione pubblica creando sospetto e sfiducia verso le tecniche pubblicitarie. Ma oggi è diverso, un personal brand artificioso e falso sul web non avrebbe vita lunga e minerebbe per sempre la tua reputazione.

Tu sei una donna molto bella, nel lavoro questo ti ha mai penalizzata?

Potrei chiederti se avresti mai posto la stessa domanda ad un uomo :-), ma non voglio cadere in un femminismo sterile che non mi appartiene, anzi apprezzo molto il complimento! Il tema della bellezza certo agita, innervosisce, crea schieramenti. E di certo la bellezza può penalizzare e può arrecare vantaggi nell’ambito lavorativo, è uno strumento non facile da maneggiare.

Il modo migliore credo sia attraverso autoironia e intelligenza. Nel mio caso l’estetica non ha mai condizionato né i miei colloqui di lavoro né le collaborazioni professionali e di questo sono soddisfatta. Sarò stata fortunata, ma ho incontrato persone giudiziose e attente che hanno saputo leggere oltre e apprezzare doti interiori e competenze. Ti dirò di più, l’estetica non è nemmeno l’elemento discriminante di un fashion blog di successo come si è portati a credere.

Ciò che fa presa e conquista il pubblico è un mix di personalità, spiccato senso dello stile e capacità di creare empatia attraverso contenuti testuali e visual storytelling.

Senza considerare che per fare blogging (anche fashion blogging) in modo professionale e senza ricorrere all’aiuto di agenzie di comunicazione cui affidare parte del lavoro occorre saper fare marketing di se stessi, avere competenze multidisciplinari legate anche alla strategia, al management, al branding, alla seo, oltre che conoscere strumenti e tecnologie.

Richiedono un approccio imprenditoriale e spesso sono gestiti da persone competenti, preparate, che uniscono consapevolezza tecnologica, attitudine creativa, doti linguistiche e culturali e senso estetico per costruire la propria credibilità e fiducia.

Io non amo molto (per usare un eufemismo) Instagram, mentre per te ricopre un ruolo importante. Quanto ha influito fino ad ora per la tua carriera professionale il seguito che hai costruito su questo social?

Per chiacchierare di marketing e coltivare il mio network di relazioni professionali utilizzo molto Facebook e Linkedin. Instagram invece è il social che ho scelto per raccontare la moda e i viaggi, ancor prima di aprire il blog e che si è rivelato poi un’ottima fonte di traffico dopo il lancio del sito.

Ho incrementato la frequenza di pubblicazione solo negli ultimi anni ed il seguito che ho costruito è frutto di una ricerca di connessioni di qualità fondate su dialogo e socialità. Non ho mai rincorso follower e numeri ma ho cercato di stabilire collegamenti duraturi con scambi e interazioni costanti.

L’interazione e l’attenzione rivolta al proprio seguito sono il vero segreto di una strategia efficace su questo social, assieme ovviamente alla qualità dei contenuti visuali. L’ultima tendenza del mondo dei fashion blogger sembra essere quella di non aprire un blog (contraddizione in termini) o di abbandonarlo affidandosi esclusivamente a Instagram. Molti hanno visto in questo fenomeno uno scardinamento del “vecchio sistema” e ovviamente “la morte del blog”, un mantra che spesso riaffiora.

Ma se da un lato questa tendenza rivela la necessità delle nuove generazioni di un approccio più smart, rapido e immediato, tipico della natura dei social, dall’altro denota una scarsa conoscenza di fondamenti e strumenti di marketing.

Affidare un messaggio, una linea comunicativa a un hashtag e a un selfie può apparire più profittevole e meno dispendioso dell’elaborare una strategia, seguire un piano editoriale, confezionare contenuti rilevanti, aggiornarli con costanza e curare la seo.

Ma il blog resta l’asset fondamentale di ogni strategia di inbound marketing e un potente strumento di branding oltre ad essere un own media, cioè uno spazio di tua proprietà in cui far convergere i pezzi della tua identità in rete, costruire e coltivare una community, intercettare potenziali utenti/clienti, mostrare la tua proposta unica di valore.

Ne parlo nel mio ebook “Da Blog a Business”, di cui puoi scaricare un estratto qui.

Sei una web marketer, ma qual è il settore nel quale ti senti più a tuo agio, sul quale vorresti puntare maggiormente?

Mi occupo in prevalenza di inbound marketig come ti dicevo e mi piace la fase dell’elaborazione strategica. Per me la strategia è sacra proprio come lo è una solida conoscenza del marketing tradizionale perché il web marketing non è fatto solo di strumenti, tecnologia e tattiche.

A monte è necessaria una fase di ascolto un’analisi di mercato e concorrenza, una definizione della nicchia e del target, la scelta accurata degli obiettivi da raggiungere, l’identificazione dei KPI e metriche per monitorare le performance e solo alla fine un piano operativo.

Sul piano più esecutivo, cioè quello della produzione di contenuti ho una propensione per la scrittura, una passione che ho da bambina, anche se la mia vera ossessione è la lettura.

Ma sarò sincera fino al midollo: io odio scrivere ma mi piace averlo scritto. È una citazione che viene attribuita a diversi scrittori tra cui Tolstoj e che sembra cucita su di me. Perché sono una dannata perfezionista (in via di guarigione) e non sono appagata finché non conduco allo stremo la fase di pre-writing o progettazione.

È tutto ciò che si fa prima di scrivere cioè una fase di accumulo e selezione, di ricerca e analisi di fonti diverse e in cui si lascia libera la mente di ripercorrere le conoscenze sedimentate negli anni nei campi anche più disparati e trovare le intersezioni, quelle che creano nuove connessioni e intuizioni. Scrivere è molto faticoso per me. Però a ripagarmi ampiamente c’è il riscontro positivo di chi legge.

Tu sei campana come me. Le persone che ti circondano riescono a comprendere fino in fondo quello che fai per vivere?

Dipende sempre dal livello sociale e culturale. I dati dicono che il digital divide al Sud è ancora di qualche punto percentuale più alto rispetto al centro-nord ma dicono anche che una volta ottenuta la connessione gli utenti al Sud la usano con più frequenza, hanno più degli altri una connessione multi-device,  usano di più i social rispetto agli internauti settentrionali.

Anche nel mio lavoro non ho riscontrato un grosso divario nell’approccio al web da parte delle aziende. Esistono anche al Nord realtà aziendali scettiche all’idea come esistono al Sud imprenditori illuminati e disposti a investire per essere presenti sul web in maniera professionale.

Progetti futuri?

Tante idee sul piano professionale e due obiettivi su quello personale: viaggiare di più e proseguire il mio percorso di crescita personale. Passare dall’essere perfezionista a ottimalista, sarebbe un gran passo avanti. È un concetto che ho trovato interessantissimo nell’ultimo libro che ho letto sulla psicologia della felicità.


Piaciuta l’intervista? Ti consiglio di seguire Marianna sui social (ecco il suo profilo LinkedIn), e di leggere l’estratto del suo ebook (il mio l’hai scaricato?Lo trovi qui), ma anche questo ottimo post che ha pubblicato sul suo blog pochi giorni fa, dal titolo “Le 4 pagine più importanti del tuo sito web su cui concentrarsi”.

Buona lettura, e buon weekend.


Scarica Gratis l’eBook “Come creare contenuti utili”, scritto da me e da Federico Simonetti. Clicca sul banner qui in basso. 

Ebook contenuti utili

 

Francesco Ambrosino
32 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, mi occupo di Formazione Professionale, Social Media, Copywriting e Blogging. Non parlo di cose che non conosco, quindi parlo poco. Se posso, scrivo. Per lavoro, coso il coso.

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