La perfezione è nelle imperfezioni. Ce lo insegna Roma Città Aperta

La perfezione è nelle imperfezioni. Ce lo insegna Roma Città Aperta

Ricercare la perfezione è inutile, perché quello che rende qualcosa speciale sono i difetti. Come in Roma Città Aperta.

La scorsa settimana ti ho parlato della creatività, portandoti l’esempio di una foto del grande Oliviero Toscani, per sottolineare come, a volte, un’idea semplice possa essere molto potente e ricca di significato.

Oggi, invece, voglio parlarti della perfezione, una parola spesso abusata dai clienti in modo, lasciamelo dire, molto ingenuo, perché è evidente che nulla può essere perfetto, al massimo può tendere alla perfezione.

Non temere, non voglio parlarti di bellezza, di natura o di arte, almeno non in maniera diretta, ma vorrei cercare di spiegarti per quale motivo ritengo stupido parlare di perfezione nel mondo della comunicazione (ma anche in generale, in realtà).

Un post per un blog non può essere perfetto, così come una campagna di comunicazione o un contenuto visual per i social.

Per quanto tu possa essere bravo, e per quanto impegno tu abbia profuso nell’elaborare quel contenuto o strategia, non potrai mai essere perfetto, è inutile perdere tempo e girarci intorno.

Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono. (Aristotele)

Dobbiamo essere onesti e ammettere che quello che facciamo non potrà mai raggiungere la perfezione, ma questo non è un limite, è un’opportunità.

Spesso siamo portati a pensare che la perfezione sia assenza di difetti, di errori, ma non è così. La Venere di Botticelli è strabica, il famoso strabismo di Venere, eppure è un esempio di bellezza e perfezione da secoli.

Per dirla con Karl Kraus:

Per essere perfetta le mancava solo un difetto.

A me piace molto questo concetto, ovvero che la perfezione sia da ricercare nelle imperfezioni, nei difetti, e se ci pensi è così in ogni settore, dalla letteratura alla musica, dall’arte al cinema, così come nel blogging.

Io seguo molti blogger, e spesso mi trovo ad apprezzare contenuti pieni di errori linguistici e sintattici, ma che, ciò nonostante, mi hanno fornito le informazioni di cui avevo bisogno, mi hanno spiegato una procedura, come utilizzare un determinato tool, e i difetti sono passati in secondo piano, perché aveva comunque raggiunto il suo scopo.

Quando vedo sui social articoli dal titolo “Come scrivere il post perfetto” oppure “Come realizzare una campagna ads Facebook perfetta” mi scappa sempre un sorriso, e 9 volte su 10 sono portato a ignorarlo e non leggerlo, semplicemente perché nel titolo mi promettono qualcosa di impossibile e che, a dirla tutta, non mi interessa.

Io preferisco ricevere, ad esempio, consigli su come evitare gli errori comuni che tutti compiono quando realizzano una campagna ads su Facebook, perché è tramite le esperienze personali che possiamo arricchirci e trasferire qualcosa agli altri, altrimenti è tutto inutile.

Come sai io sono un grande appassionato di cinema e serie tv (a proposito, hai fatto l’abbonamento a Netflix?), e quando ho pensato di scrivere un post sul concetto di “perfezione” mi è subito apparsa davanti agli occhi la scena capolavoro della morte di Pina in Roma Città Aperta.

Se non la ricordi, o (peggio) non hai mai visto il film, te la riporto di seguito:

Sono molto legato a questo film, è uno dei miei preferiti in assoluto, e credo che ognuno dovrebbe guardarlo almeno una volta nella vita, per capire davvero cosa vuol dire fare cinema.

Avendolo studiato all’Università, ho avuto la possibilità di approfondire la genesi e la lavorazione del film, tra l’altro raccontata molto bene nel film Celluloide di Carlo Lizzani, tratto da un libro del maestro Ugo Pirro.

Questa sequenza, che è a mio avviso la più bella della Storia del Cinema mondiale, è assolutamente perfetta, sia dal punto di vista tecnico che narrativo. In poco più di un minuto il maestro Roberto Rossellini fa morire la protagonista del film, interpretata da Anna Magnani, in una scena molto emozionante, al cui interno confluiscono vari elementi: la ribellione all’autorità, quella che avrebbe poi contribuito a salvare l’Italia durante la seconda guerra mondiale, l’amore tra marito e moglie, il dolore di un figlio che vede morire la madre, la compassione del parroco di quartiere, interpretato dal maestoso Aldo Fabrizi, che la prende in braccio riproducendo, con i personaggi invertiti, la Pietà di Michelangelo. Tutto questo in circa 74 secondi.

Ecco, nonostante questa sequenza sia considerata da tutti gli esperti di cinema “perfetta”, ha un difetto, che fu corretto in fase di montaggio da Rossellini.

L’idea iniziale era quella di riprendere la corsa disperata di Pina solo frontalmente, realizzando una specie di soggettiva basata sul punto di vista di Francesco, caricato di forza sul camion, ma quando montarono la scena si resero conto che durava troppo poco, e questo ne comprometteva il pathos.

Devi sapere che, nonostante questo film sia la punta di diamante della produzione neorealista, è stato realizzato con un budget stiracchiato, riutilizzando la pellicola di vecchi film, quindi dovevano fare di tutto per poter girare poco in modo da non sprecarla. Ecco perché non rifecero la scena più volte, per avere poi più metri di pellicola di girato, ma solo l’essenziale.

Cercando negli scarti di lavorazione, però, trovarono un pezzettino di pellicola che conteneva la scena ripresa lateralmente, e la inserirono per poter guadagnare quella frazione di secondo che serviva per rendere la sequenza perfetta.

Quindi, come vedi, una scena come questa, che potremmo definire, senza remora di essere smentiti, “perfetta”, nasce da una imperfezione, da un difetto.  Eppure, io sono ancora qui a parlarne dopo 70 anni.

Un motivo ci sarà, non credi?

Francesco Ambrosino
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Francesco Ambrosino

Founder at Socialmediacoso
31 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, mi occupo di Formazione Professionale, Social Media, Copywriting e Blogging.
Non parlo di cose che non conosco, quindi parlo poco. Se posso, scrivo.
Le cuffie dell'iPod sono il mio scudo contro le chiacchiere inutili.
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