Quattro Chiacchiere con Simone Bennati aka Bennaker

Quattro Chiacchiere con Simone Bennati aka Bennaker

Nuovo appuntamento con le interviste ai professionisti del web marketing. Oggi ospito l’irriverente Simone Bennati.

Tra una pizza ed un caffè a Napoli e un aperitivo a Roma, ho scoperto di avere molte cose in comune con Simone, dai gusti letterari all’approccio al mondo dei social, senza dimenticare l’uso abbondante dell’ironia e del sarcasmo, due elementi che per me non possono mancare mai.

L’ho scoperto grazie ad #adotta1blogger, e dopo il primo post letto non l’ho più abbandonato; adoro il suo stile irriverente, il suo linguaggio apparentemente prosaico, ma che ad uno sguardo più attento risulta molto più ricercato di quello che può sembrare in un primo momento, la sua capacità di spaziare da un argomento all’altro, muovendosi nei confini del web che, essendo molto (ma molto) vasto, contiene tutto e il contrario di tutto, offrendo stimoli potenzialmente infiniti.

Con il suo blog non ci si annoia mai, ma anche con i suoi aggiornamenti di stato su Facebook e i suoi tweet, sempre molto divertenti e intelligenti.

Seduti al tavolino di un bar nei pressi della Stazione di Roma Termini l’ho minacciato, dicendogli che era in lista per un’intervista; bene, quel giorno è arrivato.

Ecco di cosa abbiamo parlato.


simone bennati

Chi sei e cosa fai nella vita?

Mi chiamo Simone, ho 32 anni, vivo a Roma e mi occupo di grafica e web design. Quando non sono impegnato nella realizzazione di siti web e prodotti grafici, mi dedico alla scrittura e lo faccio su bennaker.com, ovvero il mio blog.
In esso mi occupo prevalentemente di tematiche legate al mondo dei social media e del blogging, non disdegnando, comunque, di destinare parte dei miei scritti all’approfondimento di software, app, videogame e quant’altro.

Perché hai aperto un blog?

La passione per il blogging affonda le sue radici in tempi ormai remoti. Ricordo che tirai su il mio primo blog intorno al 2002/2003, continuando a scriverci fino a metà del 2012. Negli ultimi 3 anni, poi, ho aperto (e chiuso) innumerevoli altri blog e bennaker.com è solo l’ultimo dei miei “avamposti virtuali”.
A differenza dei precedenti, tutti classificabili come “blog personali”, bennaker.com è nato dal mio desiderio di “voler salire di livello”, ovvero di utilizzare la scrittura per fini divulgativi e non solo come mero strumento di sfogo ed autoanalisi, cosa che invece è stata per anni.
Si tratta sempre di scrivere, è vero, ma al fine di condividere riflessioni, nozioni e osservazioni utili al lettore.

Come fai a passare da LinkedIn agli acronimi del porno con tanta disinvoltura?

Potrei dirti che per me un tema vale l’altro, e in parte è effettivamente così. Il fatto è che non riesco a farmi semplicemente attraversare dalle cose; nel senso che, se c’è un fenomeno, qualsiasi esso sia, che fa nascere in me una riflessione, la prima cosa che sento di fare è metterla nero su bianco.
E’ importante che il fenomeno sia in linea con i temi che ho deciso di trattare sul blog, ma se poi si tratta di pornografia, grafica o marketing, poco cambia: è tutta roba che ad oggi ha una sua dimensione online e quindi rientra nel mio ambito.
Parlare di LinkedIn o di Nudevista non è poi così diverso: entrambe sono realtà nate sul web, così come entrambe ricevono l’attenzione di migliaia di utenti ogni giorno.

Da un lato sei davanti al computer perché cerchi un lavoro, dall’altro ci sei perché vuoi farti una sega, e in entrambe le occasioni speri con tutto te stesso di raggiungere pienamente l’obiettivo.

Stabilito ciò, credo sia bello potersi avvalere dell’esperienza di qualcuno, ed io scrivo proprio per questo: per raccontare ciò che ho vissuto, nella speranza che i miei trascorsi possano aiutare il prossimo a raggiungere pienamente i suoi obiettivi.

Si può essere professionisti anche affrontando argomenti poco “professionali”?

Per risponderti in maniera coerente dovremmo innanzitutto metterci d’accordo su cosa intendi con “argomenti poco professionali”. Parlare di pornografia, ad esempio, è poco professionale? E perché? Sai quanti professionisti lavorano all’interno del mondo della pornografia? Una marea! È un business, e il business, per potersi mantenere, ha bisogno di professionisti che se ne occupino.
Indi per cui, più che di “argomenti poco professionali”, io parlerei del modo poco professionale con il quale vengono affrontati certi argomenti. È il modo, dal mio punto di vista, che spesso porta un professionista ad essere visto come “poco professionale”.

Se scrivi di qualcosa “tanto per scriverne”, così come se ne parli “tanto per parlarne”, è il tuo modo di fare a renderti poco professionale, non il tema che hai scelto.

Capita, a volte, che alcuni lettori mi scrivano in privato affibbiandomi appellativi come “guru dei social media”, o usando formule quali “tu che lavori nel digital marketing…”. Io, come ho già detto, sono solo un web designer e scrivo senza avere alle spalle alcuna formazione specifica riguardo ai social media e al digital marketing.
Eppure, se certe persone sentono di rivolgersi a me in quel modo, credo che i motivi possano essere solo due:

  1. Mi pigliano per il culo (il che è possibile);
  2. Quello che leggono sul mio blog a loro dà l’impressione di essere stato scritto da un professionista del settore.

Eppure scrivo di utenti che si accollano e di sfigati su Twitter, due temi che con il concetto canonico di “professionale” non hanno nulla a che vedere.

Perché ami così tanto Twitter?

Tempo fa scrissi un post sull’argomento, nel quale mettevo a confronto Facebook con Twitter, decretando la globale superiorità, sempre dal mio punto di vista, di quest’ultimo.

Ribadisco, dunque, i 3 motivi sui quali costruii la mia opinione in quell’occasione:

  1. Su Twitter non è necessario essere amici, parenti o colleghi per stringere un legame: basta amare le stesse cose e questo fa sì che la qualità delle relazioni sia superiore. Quando sono gli argomenti a fare da collante tra le persone, i rapporti sono assai più godibili e costruttivi. Ad un parente o un collega puoi anche non aver nulla da dire, se non addirittura detestarlo tanto da voler tener nascoste le tue cose alla sua vista. Difficile che questo accada quando l’incontro tra te e qualcun altro avviene grazie ad una passione che entrambi avete.
  2. Twitter ti porta ad ottimizzare la scrittura, migliorando grandemente la capacità di sintesi. Ho vissuto personalmente questa trasformazione e mi sono reso conto che oggi, dopo 6 anni di permanenza sulla piattaforma, riesco ad esprimere concetti complessi anche con pochissime parole e, cosa fondamentale, chi è dall’altra parte capisce quel che dico. Per me che sono un pigro, risparmiare tempo e parole nel comunicare è il top.
  3. Su Twitter puoi ottenere tutta la visibilità di cui hai bisogno grazie alle tue sole forze. Questo, forse, è il punto più importante: su Twitter si parte tutti alla pari, ovvero tutti con un profilo. Il destino di quel profilo è legato a quanto chi lo gestisce riesce ad essere coinvolgente in soli 140 caratteri. Questo fa di Twitter una piattaforma meritocratica, ovvero un contesto in cui se sei brillante, metodico e attento, allora emergi; altrimenti rimani a far parte del rumore di fondo. Equità e meritocrazia, dunque.

Seguirti sui Social è uno spasso, e sapere che sei così anche dal vivo mi ha fatto molto piacere. Quanto è importante essere realmente se stessi online?

Per anni, sia online che offline, mi sono adattato a quelle che sono le convenzioni, il politicamente corretto, i comportamenti ipocriti e tutta un’altra serie di menate che non facevano altro che appesantirmi l’esistenza.
Poi, un bel giorno, mi sono svegliato e mi son detto: “Mobbasta!”. E stato lì che è cambiato tutto. Ho lasciato che la parte vera di me venisse fuori, in culo a quella che sarebbe stata l’opinione degli altri. Per la serie ”da oggi, se ti piaccio, bene; se non ti piaccio, la porta sta là”.
Più che importante, dunque, essere me stesso anche online è per me assolutamente irrinunciabile.
Ormai ho fatto il passo, il giro di boa. Mi sono sganciato da tutte le stronzate che facevano di me “un bravo ometto” e che però nel contempo mi uccidevano. Ora non posso e non voglio più tornare indietro e sono ben contento quando qualcuno mi dice: “Hey! Sei esattamente come ti immaginavo! A parte l’altezza…”.

Io voglio che sia così, e penso che mostrare il proprio io, esponendosi anche a dei rischi, sia la più grande forma di rispetto che si possa mettere in atto, tanto verso se stessi, quanto verso gli altri.

Quanto conta la musica nel tuo lavoro?

A differenza di quanto si possa pensare, non sono uno di quelli che ascoltano musica mentre scrivono o lavorano. La musica mi distrarrebbe. Il fatto è che trovo necessario rileggere a voce alta ogni frase che scrivo e quindi, se ascoltassi musica, non riuscirei a farlo.
Ecco, potrei quasi dire che la musica che ascolto mentre scrivo è quella prodotta dalla mia voce; peccato solo che essa ricordi sin troppo bene un citofono rotto.

Progetti Futuri?

Sarò sincero: occuparmi di web design mi ha stancato. Sono più di 10 anni che faccio questo mestiere e non ho più voglia di combattere con il codice, con i dispositivi mobili che cambiano in continuazione, con i browser e con tutta quella roba lì.
Il mio blog, da questo punto di vista, serve anche a questo: a farmi conoscere, nella speranza che un domani qualcuno possa offrirmi la possibilità di esprimermi, professionalmente parlando, in modo diverso da come ho sempre fatto. Chissà mai se da qualche parte non ci sia una realtà alla ricerca di un Bennaker da inserire nella propria squadra…Io intanto ci provo, poi vediamo.
Vorrei fare della comunicazione, del blogging e del social media il mio lavoro, e magari rimettermi anche a studiare. Scrivo di cose che, a livello teorico, conosco poco e ammetto di vivere male questa lacuna. E’ per questo che, da qualche tempo, mi sono messo alla ricerca di corsi di formazione nella mia zona. Ancora sono in alto mare, quindi se qualcuno ha dei suggerimenti da darmi, sarò ben contento di accoglierli.


Grazie mille Simone, sono proprio felice di averti conosciuto, sia online che offline. Ti aspetto a Napoli, per un’altra pizza e quattro chiacchiere dal vivo. Offro io!

Mio caro lettore, ti auguro un buon weekend. Mi raccomando, se ti è piaciuta questa intervista, condividila sui tuoi profili social e lascia un commento qui sotto.

A lunedì!

Francesco Ambrosino
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Francesco Ambrosino

Founder at Socialmediacoso
31 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, mi occupo di Formazione Professionale, Social Media, Copywriting e Blogging.
Non parlo di cose che non conosco, quindi parlo poco. Se posso, scrivo.
Le cuffie dell'iPod sono il mio scudo contro le chiacchiere inutili.
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