Quattro Chiacchiere con Paola Chiesa, tra open data e #adotta1blogger

rubrica quattro chiacchiere

Nuovo appuntamento con le interviste ai professionisti del web marketing. Oggi ospito Paola Chiesa, a cui dobbiamo la bellissima iniziativa #adotta1blogger.

Ogni settimana aspetto con ansia il venerdì, il giorno in cui riesco a ritagliare del tempo di qualità da dedicare alle persone che conosco online e dalle quali imparo molto, direi il 90% delle cose che conosco sul mio settore.

Una decina di giorni fa, grazie alla solita Cora (che ogni tanto ne fa anche una buona :-D), sono stato “adottato” e sono entrato a far parte del network #adotta1blogger.

Non si tratta del solito gruppo tematico su Facebook o dell’ennesima cricca digitale dove i membri se la suonano e se la cantano da soli, in una sterile gara a chi la fa più lontano, ma una rete di blogger che si prendono cura gli uni degli altri, e sono veramente contento di farne parte.

Ed ha già prodotto una collaborazione, con Rosanna Perrone, che ieri ha ospitato sul suo blog un mio post nel quale parlo del mio vero amore: la musica. Puoi leggerlo qui.

Oggi sono molto felice di farmi quattro chiacchiere con la donna che ha lanciato l’iniziativa #adotta1blogger, Paola Chiesa.

Ecco di cosa abbiamo parlato.

paola chiesa

Chi sei e cosa fai nella vita?

Sono una giurista che lavora da vent’anni nel settore dell’ICT, particolarmente rodata su e-commerce, web writing e social media; in parallelo sono un’attivista digitale sulle tematiche legate alla trasparenza nella PA, agli open data e alla sharing economy. Oggi compio 46 anni.

Quanto è difficile portare il digitale nelle PMI italiane?

Ti rispondo con dei dati illuminanti (fonte Istat 2013):

  • 93% delle imprese usa la banda larga di cui il 50% in mobilità;
  • 67% ha un sito web.

Però:

  • Solo 1 su 4 utilizza almeno un social media;
  • Solo 1 su 4 utilizza il digitale nei processi amministrativi;
  • il 45% acquista online;
  • il 7% vende online.

Per di più i dati si riferiscono tipicamente ad aziende che hanno più di 10 dipendenti, il che significa ad esempio che, contestualizzando il discorso in Piemonte, stiamo parlando del 5% delle imprese. E le altre?

Perché è difficile portare il digitale nelle PMI? Perché non c’è la cultura e le competenze nel digitale, perché non c’è un raccordo tra pubblico e privato, perché è difficile comunicare il digitale.

Spesso si confonde lo strumento con l’obiettivo: il digitale non è banalmente l’hardware ed il software per svolgere più velocemente le operazioni aziendali, dovrebbe essere lo strumento principe di una politica industriale che investe nell’innovazione come volano per una ripresa intelligente, inclusiva, sostenibile.

Dove l’ICT avrebbe un ruolo chiave in tutte le fasi del processo di produzione di beni e servizi, certo. L’innovazione dovrebbe essere come il vestito del sarto, confezionata su misura rispondendo al bisogno delle aziende.

Ma non esiste un soggetto pubblico che si faccia strategicamente carico di ciò, perciò l’innovazione è un argomento di nicchia, per pochissimi.

Peccato che resta fuori il 95% delle aziende, per le quali tra l’altro l’innovazione da laboratorio sarebbe probabilmente inutile.

Nella tua bio si legge “studiosa dei temi dell’open data e della trasparenza nella Pubblica Amministrazione”. Essendo io un nemico giurato della PA la domanda sorge spontanea: ma chi te lo fa fare?

Sono emiliana, il che mi aiuta a considerare e a pretendere che la PA sia un soggetto con cui rapportarsi e collaborare; vivo a Torino, città dove da sempre nasce il futuro; sono un’attivista digitale sostenitrice dell’“innovation without permission”, quella che non bussa alla porta, che semplicemente accade perché è inconcepibile che la PA non sia né trasparente né aperta alla partecipazione della comunità.

Gli open data sono dati resi disponibili ed accessibili- salve le restrizioni legate a copyright, privacy e sicurezza- a cittadini, imprese ed associazioni in formati aperti ai fini del loro riutilizzo; sono uno strumento per sviluppare nuovi servizi, migliorare quelli esistenti, creare opportunità di occupazione, rilanciare l’interesse delle aziende a sviluppare soluzioni tecnologiche innovative.

Si fondano sulla trasparenza, creano valore per il territorio ed il suo tessuto produttivo, consentono la partecipazione ed il controllo da parte dei cittadini.

Anzi ti dirò di più: proprio perché la tematica mi appassiona, come Centro Studi di Informatica Giuridica di Ivrea-Torino, membro della Coalizione nazionale per le competenze digitali di AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) abbiamo di recente segnalato l’opportunità di promuovere il rilascio di ulteriori dataset (oltre a quelli previsti su ambiente, trasporti, bilanci, turismo, cultura ecc.), tra cui i dati sui servizi sanitari erogati, sulla giustizia, sulla formazione e occupazione delle donne: pensa ad esempio se potessi scegliere l’ospedale in base a dati che ti evidenziano dove sono le migliori cure, dove avvengono meno decessi, ecc.

Io ti ho conosciuta grazie all’iniziativa #adotta1blogger, alla quale ho aderito con grande piacere. Ti va di raccontarci di cosa si tratta?

Certo! Anzi ti ringrazio per questa possibilità che mi offri di parlarne. Adotta 1 blogger è un laboratorio liquido di condivisione di conoscenza.

Si basa su tre elementi: l’adozione, la rete, il sistema.

Con l’adozione non solo esprimo una scelta verso un blogger che mi piace per quello che scrive e per come lo scrive, ma amplifico il gesto con un atto di fiducia e affetto nei suoi confronti, cosa che renderà il vincolo più saldo e allo stesso tempo stimolante per entrambi. E’ come diventare compagni di viaggio.

La rete è la comunità che cresce man mano con un suo ritmo naturale, che non ha bisogno di forzature perché si regge su un rapporto saldo di fiducia e stima reciproca. Il collante per tutti è il lavoro di qualità, ognuno nel proprio ambito.

Il sistema è la costruzione dell’edificio, che sarà saldo se l’adozione è stata frutto di un gesto ponderato e se la rete si sviluppa in modo equilibrato, senza sbilanciamenti.

Così abbiamo al momento una bella community su Facebook che vanta una sessantina di blogger super attivi, coinvolgenti e stimolanti e un hashtag su twitter #adotta1blogger; quotidianamente veicolano in media una decina di adozioni al giorno, e poi commentano e giocano tra loro, bellissimo!

E vuoi sapere una cosa curiosa e molto intrigante? C’è sempre un filo conduttore che si crea tra i post dei blogger adottati, per cui alla ricchezza del post in sé, si aggiunge una ulteriore trama che lo collega agli altri…pazzesco!

E’ come vivere un film, ti arricchisci intellettualmente, emozionalmente e spiritualmente.

Perché è così importante fare network oggi?

C’è una bellissima frase di George Bernard Shaw che trovo particolarmente adatta:

“Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce la scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee”.

Fare network serve a questo, a costruire comunità intelligenti, dal basso, orizzontalmente, inclusive, che intercettino dei bisogni e li facciano emergere. La nostra rete in particolare, può anche essere in grado di veicolare valori in grado di elaborarle quelle idee, facendo cultura e contribuendo al miglioramento della società.

Nella vita e sui social io tendo a interagire prima con la persona e poi con il professionista. Non credi anche tu che la “formalità” nei rapporti di lavoro sia deleteria?

Ma guarda, personalmente mi piace la coerenza tra sostanza e forma, intesa quest’ultima come modalità espressiva della propria personalità. In tal senso la forma è stile, eleganza, linguaggio, contatto fisico. La formalità invece è un modo di porsi che allontana e non lascia traccia.

Che ruolo ricopre la musica nel tuo lavoro?

Mi piace questa domanda, non me l’ha mai fatta nessuno in effetti! E allora sono contenta di risponderti che la musica ha un ruolo fondamentale (anche) nel mio lavoro, perché mi mette in risonanza con il mondo là fuori e mi consente di coglierne aspetti, dettagli, criticità, margini di miglioramento.

Sono capace di ascoltare ossessivamente gli stessi ritmi perché mi aprono canali di comunicazione e ricezione; mi carica e mi scarica; mi fa comprendere chi sono ; mi consente di riordinare le idee.

Progetti futuri?

Posso dirti che da un po’ di tempo a questa parte il tempo futuro l’ho personalmente abolito? Forse perché sono stanca di sentirne parlare, senza mai vedere risultati di sorta (“faremo, diremo, proporremo… bla bla bla”).

E l’ho sostituito con questo insegnamento di Olivetti:

“Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia a lavorarci. E allora può diventare qualcosa di infinitamente più grande”.

Qui ed ora, aggiungo.

Così ho tanti progetti a cui sto lavorando, tutti in pista, tra cui ovviamente #adotta1blogger è in pole position nel settore comunicazione e cultura; sul tema degli open data abbiamo in corso un progetto sulla sicurezza del bike sharing di Torino, sul tema dell’e-commerce stiamo affinando un portale multivendor gratuito per le piccole aziende, sul tema dell’e-health e della social innovation stiamo presentando un progetto sugli anziani e internet.

Insomma stay tuned come si suol dire…!

Voglio ringraziare sinceramente Paola, per l’intervista ma soprattutto per aver creato questo spazio di condivisione nel quale interagire con persone eccezionali.

Ah…quasi dimenticavo: BUON COMPLEANNO!

Auguro a tutti una Buona Pasqua…non mangiate troppo e divertitevi! Alla prossima settimana!!!

Francesco Ambrosino
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Francesco Ambrosino

Founder at Socialmediacoso
31 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, mi occupo di Formazione Professionale, Social Media, Copywriting e Blogging.
Non parlo di cose che non conosco, quindi parlo poco. Se posso, scrivo.
Le cuffie dell'iPod sono il mio scudo contro le chiacchiere inutili.
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