Gli effetti del copywriting…sui copywriter

Gli effetti del copywriting…sui copywriter

Se sei un web copywriter, o intendi diventarlo, ecco a quali conseguenze vai incontro. Scopri con me i 10 effetti collaterali che ho individuato. 

Chi fa il copywriter per mestiere sa che scrivere può essere un’attività molto gratificante, ma allo stesso tempo può produrre degli effetti collaterali che non vanno sottovalutati.

Da quando ho iniziato a scrivere per blog e giornali online, mi sono ritrovato a trattare gli argomenti più vari, e non sempre maneggiarli è facile, anzi.

Un conto è scrivere di social media e blogging, un altro è produrre testi sui fondi sanitari integrativi, le veneziane, l’arredamento o l’internazionalizzazione d’impresa.

Questo, lo ammetto, è un aspetto del mio lavoro che mi affascina e diverte moltissimo, perché nutre la mia vorace curiosità, ma è innegabile che produca delle conseguenze sulla mia psiche.

Così, ho pensato di scrivere un post nel quale elencare “Gli effetti del copywriting sui copywriter”.

Ecco i dieci che ho individuato.

1) Il rischio di diventare tuttologi

Quando scrivi per conto terzi, attraverso un’agenzia SEO o un blog di settore, capita di dover produrre testi in settori molto diversi tra loro, a seconda del cliente finale, acquisendo una marea di informazioni inutili, talmente inutili da non poterle nemmeno piazzare a caso in un discorso tra amici per fare un po’ il figo.

La convinzione di sapere tutto e di poter parlare con competenza di ogni argomento è molto diffusa tra i copywriter, e va fermata prima che possa produrre danni seri e permanenti.

2) La voglia di partire

Da quando ho iniziato a fare questo mestiere ho avuto la fortuna di collaborare con alcuni clienti per i quali ho scritto guide turistiche, e devo ammettere che mi è piaciuto molto.

Ho avuto modo di scoprire luoghi che non conoscevo, magari poco inflazionati, ma non per questo meno degni di essere raccontati.

Il problema è che dopo aver scritto questi testi mi viene un fortissimo desiderio di partire, un desiderio che devo tenere a freno, per ovvie ragioni.

Faccio il copywriter, mica il globetrotter.

3) La tentazione di copiare

C’è stato un periodo, agli inizi del mio percorso, in cui ho dovuto scrivere, nel giro di cinque giorni, 10 testi sulla Nissan Juke, il famoso crossover della casa automobilistica nipponica.

Dopo i primi tre post ho iniziato ad esaurire i sinonimi e le parole, e rispettare la consegna è stato davvero difficile.

In quei giorni, preso dalla disperazione, sono stato quasi tentato dallo scopiazzare un po’ in rete per non impazzire, ma ho resistito e non l’ho fatto, altrimenti si sarebbero incazzati in tre: il mio cliente, il cliente del mio cliente, e Google.

Meglio evitare.

4) La sindrome da déjà vu

Specializzarsi in un settore molto preciso ha come principale effetto collaterale quella che io chiamo “la sindrome da déjà vu”.

La sindrome da déjà vu consiste nel rileggere quanto scritto e avere l’irritante sensazione di aver detto le stesse identiche cose in un precedente post.

Inizi, così, una battaglia molto violenta con te stesso per impedirti di andare a rileggere tutto quello che hai pubblicato e consegnato nei mesi precedenti.

Se cedi, puoi anche dire addio ai tuoi affetti più cari, perché non ne verrai più fuori.

5) L’overdose di infografiche

Quando non sai cosa scrivere e non riesci, nemmeno sforzandoti, a produrre un testo decente, la soluzione è una sola: l’infografica.

Prendi un’infografica dal web, magari da Pinterest, e la trasformi in un post, cercando di “allungare il brodo” con descrizioni di dubbia utilità.

Per carità, non c’è niente di male a farlo, ma se diventa un’abitudine vuol dire che c’è un problema, e va risolto il prima possibile.

6) La dipendenza da elenchi puntati

Se fai questo mestiere di sicuro ti sarà capitato di leggere da qualche parte che è consigliato strutturare i post sfruttando l’organizzazione in elenchi puntanti, aggiungendo una breve descrizione per ogni punto.

Non fa una piega, gli elenchi puntanti funzionano e piacciono ai lettori – io lo sto facendo con questo post – ma non può diventare la regola fissa della tua scrittura.

7) Repetita iuvant…ma anche no!

Ti hanno commissionato un testo da 800 parole e per arrivare all’obiettivo nel minor tempo possibile ripeti lo stesso concetto in varie salse?

Lo so che i latini dicevano repetita iuvant, ma il latino è un lingua morta e se non vuoi ammazzare anche i lettori devi sforzarti un po’ di più di così.

Fidati, con un po’ di pazienza li trovi gli argomenti giusti per sviluppare correttamente il tuo post, e con il tempo impari una serie di tecniche che ti facilitano il compito.

8) L’effetto Wikipedia

Devi scrivere un post e non riesci a trovare informazioni utili in rete? La tentazione di copiare e rieditare la pagina di Wikipedia è sempre molto forte, ma come sappiamo Google penalizza i contenuti duplicati, quindi non conviene.

È molto meglio prendere spunto dalla pagina Wikipedia e integrare quanto letto con altre informazioni prese online, per elaborarle in qualcosa di nuovo e originale.

9) L’introduzione infinita

Devi scrivere un post su un prodotto che ha una scheda tecnica lunga tre righe: cosa fai?

Allunghi all’infinito la parte introduttiva, attaccando un pippone che manco Adriano Celentano in tv.

Se sei particolarmente abile nella scrittura, riesci anche a produrre un testo scorrevole e piacevole da leggere.

In caso contrario, risulterà bello come solo un necrologio sa essere.

10) L’entusiasmo irritante

Scrivere un post per conto di un cliente nel quale si illustra un prodotto o un servizio non può mai diventare uno spot elettorale, nel quale non fai altro che dire quanto è bello e quanto è utile.

Quello non si chiama copywriting, si chiama marchetta. Che è un’altra cosa.

Se hai individuato altri effetti collaterali scrivili nei commenti, così ne discutiamo un po’.


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Francesco Ambrosino
32 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, mi occupo di Formazione Professionale, Social Media, Copywriting e Blogging. Non parlo di cose che non conosco, quindi parlo poco. Se posso, scrivo. Per lavoro, coso il coso.

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